di Ugo Sau
(segue dalla prima parte)
Le segretarie del piano terra, al suo ingresso, si sdilinquivano davanti a lui, come ogni giorno, ed egli come tutti i giorni le salutò, chiamando ognuna per nome, e alle loro risatine isteriche chiese: «c’è posta per me?», e al ritmo dei loro ditini sulle tastiere, lievi frulli di mosconi, si diresse all’ascensore.
Salito nel suo ufficio scorse l’agenda, s’incazzò perché probabilmente neppure quel giorno sarebbe riuscito a lavorare in santa pace, poi mentre le agenzie mitragliavano a ritmo serrato milioni di notizie da tutto il mondo, passò qualche ora a studiare il vento.
Continua a leggere→