L’ombroso cinquantuno: un numero pacefondaio voltagabbana

Bene, è ora che vi rendiate conto, pupetti, che appartenete a un mondo dove che tifiate per la guerra o per la pace, sempre per le armi tifate. L’illusione delle progressive sorti diceva che la storia era finita e invece niet, un paio di testicoli, è sotto gli occhi di tutti che la guerra continua e anche quando si ferma è sempre una pace armata.
Non vi sono alternative, siete incastrati in un angolo da cui potete uscire solo sotto forma di polvere. Amen. Questo per dire che L’ombroso 51 prendetelo pure dalla parte che vi capita, di guerra o di pace, fa davvero tanta poca differenza quanta ne passa tra una Meloni e un Salvini, a questo punto è proprio solo un nome: ma una Rosa continuerebbe a essere una Rosa anche se si chiamasse Leonardo? Sono questioni troppo complesse per noi, interpellate Zelger. Perché in realtà è chiaro come la mia orina quando bevo troppa acqua che nessun pagatore di tasse allo stato Italiano può dirsi estraneo agli armamenti: o siete evasori totali o di fatto contribuite ad armare il mondo, fatevene una ragione e scegliete da che parte stare: la pace con gli schiavi che vi lavano i piedi o la guerra con gli eroi che vi fanno i pompini? È solo questione di gusti. Pace e guerra sono due gusti, due allestimenti, due versioni dello stesso prodotto.

In questo numero bicefalo troverete:
– Voto bomba, de Il Miserabile Jean
– Feste in tempo di peste e tempeste, di Max Brododidado
– 10 motivi per cui è giusto fare la guerra, di Fedele Castro
– La sola carta igienica del mondo, di Candy Okan
– La bioguerra degli ecoimbellicisti, di Alì Tosi

E quando avremo gratuitamente illuminato le vostre anime svelandovi quanto la vostra scelta sia ininfluente, grazie a un garbato giuoco di simmetrie, riflessioni e illustrazioni colorate, evitate di ringraziarci con dei raudi dentro le nostre cassettine dell’elemosina, come è accaduto in passato, perché l’esplosione trasforma i centesimi in proiettili e può diventare uno scherzo molto pericoloso per gli astanti.

L’ombroso va in Malora

VERONETTA

Finemente rinnovato, comodo al centro, etnico ma pulito, vendesi quartiere dotato di 1.657 bagni e una latrina in via Mazza 61/a. Soleggiato di giorno, ombreggiato la sera, ha recentemente favorito di una bonifica di classe per permettere passeggiate in estrema tranquillità tra gente per bene. Confine con Borgo Venezia elettrificato. Completano la proprietà alcuni posti auto e numerosi plateatici per allegre apericene in compagnia di gente pazzamente alternativa. No cani, sì levrieri.

Gli annunci di L’ombroso sull’ultimo dossier cartaceo a tema gentrificazione di Malora.

Federico ripensaci


Abbiamo brindato tutti, disegnatori, autori di vignette, polemisti, satirici; ci siamo abbracciati, baciati, ubriacati di gioia quando abbiamo appreso il tuo sodalizio con Morgan: una coppia perfetta, un’iperbole di follia, il big bang di due nullità che esplodono in un universo di puttanate. Ci siamo illusi per poco perché subito il tuo grigiore ha raffreddato quell’atomo che stava per scindersi ed esplodere incendiando una campagna elettorale che ci dovrà far ripiegare su vecchi temi tristi e triti: il filobus perso alla prima fermata, la distruzione sistematica di quel poco di verde rimasto ancora in città, la grande figura di merda con il congresso delle famiglie, per non parlare della candidatura a capitale della cultura dove ti sei piazzato all’ultimo posto dopo Badia Polesine. Ci tocca ritornare sulle amicizie nazifasciste, sull’acquisto della casa in centro alla faccia della crisi, sulle farse dei tagli dei nastri per opere già fatte da chi ti ha preceduto e sulle altre cosucce da sindaci che non ci fanno più ridere.
Avevamo abbozzato già mille idee, fantasiose, fresche, colorate e tu, come sostiene l’altro tuo sodale Vittorio Sgarbi, ti sei cagato addosso alla prima scorreggetta.
Ripensaci Fede, fallo per noi, per la nostra voglia di lavorare finalmente sopra le righe: abbi un sussulto di coraggio e, per una volta almeno, non farci rimpiangere Grugnolo.
Quelle e quelli del L’ombroso

L’ombroso cinquanta: un numero che nello spazio profondo nessuno può sentirti smadonnare

Compiendo il cinquantesimo numero sottoposto per legge divina alla vaccinazione contro la variante digamma, ecco nuovamente in pasto alla brama delle vostre stanche pupille L’ombroso, avvolto in un’aura di maturità che mai così l’avete visto prima. In occasione del fantascientifico EXTRA sci-fi festival Verona, proiettato nel più becero futuro eppure sempre scevro d’ogni risentimento, puro e ingenuo come solo il Professore sapeva essere, il vostro giornaletto di satira maxillofacciale preferito in nuova veste e formato vintage (do you rimember old times in bianco e nero?)! Periodico come il ciclo di una cinquantenne che sembra sempre debba essere l’ultimo e invece inesorabile come la putrescenza delle vostre carni, Amazing L’ombroso rinnovando il formato ribadisce l’alto profilo, ambisce, ammicca, ma sempre disposto a ogni miseria, a ogni umiliante gioco di parole, a ogni drammatico compromesso per un vostro sorriso…
A questo giro si propone alla vostra ammirata stupefazione di bimbi indossando un caschetto di carta stagnola per raccontarvi tutto quello che c’è da sapere sul futuro dell’antropocene, dopo la Grande Abolizione.

In questo numero:
– Un numero cinquantico, de Il Miserabile Jean
– L’ultima profezia del Meazza
– 2084, di Giovanna Darko
– Gli scorticatori, di Candy Okan
– L’abolizione 126, di Alì Tosi
– Crociata galattica, di Max Brododidado
– Barbagianni, di El Gefri
– La grande miola, di Tex Pussy

Ma nulla sarebbe senza l’apporto olografico dei migliori vergatori iconici sopravvissuti alla Grande Abolizione!

Perciò correte nei migliori punti di distribuzione della città a procacciarvi questa copia da collezione che, a parte l’aria sporca che tutti i giorni scroccate al mondo, è l’unico bene materiale veramente gratuito che vi è ancora concesso.
E che le guerre rimangano solo stellari e al cinema.

Roj!
(“Pace” in klingoniano)

L’ombroso quarantanove: un numero sporato

Ricordate il tempo d’oro in cui ci si sputacchiava liberamente comunemente gratuitamente in faccia senza vaccino come una bella comunità coesa? Erano invero tempi che sapevano di feci fresche eppure eccoci qua a rimpiangerli, disposti a ogni bassezza per riconquistare il nostro bel passato.
Altra fiamma più non arde nel cuore della nostra redazione che il ricordo dei tanti momenti felici vissuti insieme alla nostra ingenua civiltà, alla nostra solidale comunità, ora rimaniamo qua nelle confortevoli catacombe dove solo nel mezzogiorno del solstizio per pochi minuti può penetrare solingo un raggio di sole che subito spaura e si fugge alla vista orrenda e miseranda degli spelacchiati redattori ammuffiti dalle tenebre diuturne, dall’umidore del fiume malsano che nella caverna trasuda gocce barbute di salnitri pregni di spore di leptospirosi.
Venite o lettori, annusate a pieni polmoni i miasmi della nostra muffa. Abbracciateci, abbracciamoci, ammuffiamo uno sull’altro in questo senso profondo di comunità tra noi e i nostri lettori, tra noi e la nostra perspicace, lucida civiltà, tutti ammucchiati per ammuffire fino a che di noi non rimanga che un torsolo putrescente e le nostre carni siano rimesse al metano al magnesio e al potassio come noi rimettemmo in vita ogni singola flatulenza, amen.

Ecco dunque a voi il più ammuffito e mirabolante aperiodico di satira di tutta la città, vedrete che fin dalla copertina i vostri occhi cominceranno a orlarsi di muffa ma se saprete resistere al tanfo ci troverete ancora.
Insieme a una quantità esagerata di iconiche cromie, incluso un posterone che avercene – forse per l’ultima volta nello splendore di questo formato che ci ha sformato le tasche – potrete leggere:

– Il secolo verde, de Il Miserabile Jean
– From the Fecal Banks of Adese, di Candy Okan
– Essere di pietra ma sentirsi di merda, di Giovanna Darko
– Biancaneve e i sette nani della Valpolicella, di Lord Scoppiafica
– Lamento del boomer, di Alì Tosi
– Ragamuffa, avariati in sala prove, di Quel Brutale Finalmente
– Quando non sapevo cosa raccontare a un primo appuntamento, raccontavo sempre questa storia, di Fedele Castro
– Generazione M. Puoi definirti un vero veronese giovane? di Tex Pussy

Che aspettate dunque? Non sentite il prurito di sfogliare senza impegno il nostro giornalaccio dalla carta umida e puzzolente? Correte a cercarlo nei soliti posti e naturalmente lasciate pure che nella cassettina degli oboli continui a proliferare soltanto nient’altro che muffa.

L’ombroso quarantotto: un numero per non dimenticare

Per non dimenticare in particolare la figura da cioccolatai che la nostra benemerita città ha voluto trionfalmente aggiungere al suo palmares nel candidarsi a capitale della cultura italiana. È chiaro che ai promotori della delirante iniziativa, il cui unico reale scopo fu forse, previ accordi privati, il saldo di qualche profumata fattura ai consulenti laureati, sfugge il significato del lemma “cultura” che sottende ad ampie e articolati talenti e competenze che palesemente la città non è in grado di coltivare, anzi tende piuttosto a deprimere. L’idea che Verona possa essere riconosciuta capitale italiana della cultura, sebbene pro tempore, è tanto balzana quanto la Monsanto reginetta dell’orto biologico o l’Eni dell’aria pulita o la Thyssen dei dispositivi antincendio.
Convinti tuttavia che “la città che non c’è vita fuori dalle sue mura” – oltre a quelle culturali – disponga di ben altre eccellenze da offrire in pasto alla sua brama di profumate consulenze, siamo a proporre diverse e ingegnose nuove opportunità di primeggiare in sede nazionale, regionale e soprattutto comunale.


In questo numero, oltre a guardare un sacco di belle figure ironiche e colorate magistralmente e gratuitamente dipinte dai nostri imbrattatele, potrete anche leggere senza impegno i seguenti pezzi dei nostri scriba lautamente ricompensati a suon di frustate per le stronzate che si inventano:

– Forse è perché siamo gialloblu?, di La redazione tutta
– Candidatura a capitale italiana delle librerie chiuse 2022, di Tex Pussy
– Candidatura a capitale italiana della manicure, di Nomenklatura
– Candidatura a capitale italiana dei graffiti di merda, di Nomenklatura
– Candidatura a capitale italiana delle grandi opere addaveniristiche, di Fedele Castro
– La mia clinica della raffinatèssa, di Candy Okan
– Spriss co la lengua, di Lord Scoppiafica
– Veronda: cultura da asporto, di Quel Brutale Finalmente

E se non lo troverete visto che i vostri locali di assembramento sono tutti morti sepolti dai debiti a seguito della pandemia di demenza senile, potrete scriverci e noi ve lo consegneremo a casa gratuitamente con la pizza omaggio e vi laveremo anche le stoviglie e lustreremo con lo sputo le vostre scarpe della festa e ancora non pretenderemo neppure un buffetto sulla guancia.