Leggi e scarica i lombrosi

Sei sul blog de L'ombroso, quattro fogli di satira gratuiti (o di satira gratuita?) partoriti con dolore suppergiù ogni due mesi e abbandonati in giro per Verona. Vuoi inviarci un contributo scritto, illustrato o fotografato? Vuoi ricevere nel tuo bar e/o luogo di culto preferito il prossimo numero? Vuoi darci soldi, fama e potere? Diccelo su lombroso CHIOCCIOLA insiberia PUNTO net

The Dark Side of Romeo
Le KKKartoline
La nostra città regala squarci memorabili, densi di emozioni, carichi di romanticismo. Non si può rimanere indifferenti a cotanta bellezza che ci circonda e che ci pervade. Tanti nel mondo ce la invidiano,noi ce la teniamo stretta, chiusa, murata la nostra bella città. (in fase di aggiornamento)


Pagine

Categorie

Download Vari

Gnocco e moschetto fascista perfetto

Ai nostri tempi il carnevale era una cosa seria e le tradizioni si rispettavano, non si mandava tutto a puttane come fanno i giovani d’oggi.
Ai nostri tempi al venerdì il re del carnevale, il più tristo e miserabile scabbioso e moralmente corrotto marginale, portato in trionfo dal popolino prendeva il controllo della società e il mondo si ribaltava. I potenti, i mercanti, i legulei facevano meglio a travestirsi o a chiudersi nei palazzi, il prete a nascondersi nella cripta e tutti quelli che avevano rispettato il re e la giustizia, tutti quelli che avevano pagato le tasse e rispettati gli editti potevano abbandonarsi alla gioia dell’anonimato e alla libertà delle loro più segrete passioni e fantasie, i poveri erano i nuovi ricchi e i brutti erano i nuovi belli.
Alla mezzanotte del martedì, poi, il re del carnevale veniva tirato dal popolino, che lo aveva portato in trionfo cinque giorni prima, fuori dalle mura della città e lì a calci e pugni e randellate veniva finito e lasciato in pasto ai lupi perché l’ordine riprendesse il controllo della società.
Il carnevale di oggi a Verona non ribalta proprio niente, ritrasmette il medesimo segnale della televisione, la medesima versione di facebook, lo stesso sconsolante spettacolo.
Nel carnevale di oggi a Verona i poveri non sono ricchi, gli affamati non possono abbuffarsi, stop immigrazione era scritto su un carro, gli gnocchi sono solo per i ricchi, il Duca della Pignatta non nutre più gli straccioni di mano lesta di S.Stefano, la pentola di soldi anche a carnevale rimane sempre agli stessi, il re del carnevale è il re di tutti i giorni, la sfilata dei carri allegorici non propone alcuna allegoria: si limita a ripetere il carro del governo, ma come a tutti è ben chiaro il buco di culo non è un’allegoria del buco del culo, è semplicemente il buco del culo.

L’ombroso quaranta: un numero abortito con dolore

Numero quaranta
La gallina canta
Ha fatto l’ovetto
Lo metto nel letto
Lo metto in padella
Ci faccio una frittella.
 
Se è vero che Veronda sarebbe l’epicentro culturale dello tsunami di merda che coprirà l’Europa intera, noi ci mettiamo in gran spolvero e ci aggiriamo nella nostra bolla d’aria sporca sotto le luci agghiaccianti delle vetrine. Da questo osservatorio privilegiato scrutiamo distrattamente il mondo che corre tumultuoso verso la sovrappopolazione, il sovrasfruttamento delle enormi sacche di immondizia umana. Mentre il decrepito impianto capitalista risucchia le ultime briciole delle nostre brame, ci sollazziamo delle incredibili capriole dei nostri ministri da comica affamati di carne da masticare.
In questo fosco e luccicante scenario, noi apocalittici – sempre in attesa di estinzione e giudizio universale, dell’istante che l’ineffabile crivello fisiognomico separerà la pula dal grano – ci sguazziamo e troviamo ancora il buon tempo di fare dell’accademia e indagare – in ardente attesa che tutti quelli che oggi sono vivi siano morti domani – la netta differenza tra uno spermatozoo e un coliforme fecale, tra una giovane salamandra e un feto umano di tre mesi.
 
 
In questo documentatissimo numero a cui hanno collaborato scienziati teorici e sperimentali di respiro extra-provinciale, gente dai sontuosi curricula, troverete:
 
– I polaretti di Massimo Boldi, di Fabiana Inculamorti
– Madre sovrana, de Il Miserabile Jean
– Vandhellas, primato d’amore sovranista, di Max Brododidado
– Conserva di feti, di Lord Scoppiafica
– Uno su mille ce la fa, di Nomenklatura
– Fratello abortito, di Quel Brutale Finalmente
– Fratello malcagato, de Il Miserabile Jean
– Non ho parole, solo crociate, di Sapore di Cane
– Schei spesi ben, di Alì Tosi
– Ottocento 69 69, di Fedele Castro
– Feti&Fornelli, di Tex Pussy
– #fermiamoilmassacro, di Alex Bautista
 
Perciò anche per questa volta riempite d’oro le nostre cassette, fondeteci dentro le fedi nuziali, le catenine della comunione dei vostri figli, i vostri denti d’oro nell’amara, sconfortante consapevolezza che se siete ancora in grado di apprezzare, vuol dire che siete nei guai.

 

L’ombroso trentanove: un numero cicisbeo

Non sentite quest’aria di primavera? Non sentite l’esigenza compulsiva di ringiovanirvi, di svecchiarvi? Allegri, concittadini! È arrivato il ministro Fontana! Fuori le trombette, in alto le bandierine, presto cominceremo a sfagiolare figli come conigli, presto il nostro vecchio popolo avrà il 50% di minorenni pronti alla pugna e la nazioncina sarà di nuovo grande! Un fiume di sborra celtica, una cateratta di liquido seminale romano, uno tsunami di sperma ariano si sta per abbattere sulla nostra città come la manna che quando si stava peggio scendeva dal cielo al momento del bisogno.
Sono finiti i giorni della improduttiva masturbazione, noi doneremo il nostro fertile, mobilissimo sperma vivissimo zang tumb zang al Ministro della Famiglia Illuminissimo che ne farà l’uso che impone la natura, fecondando inconsapevoli ragazze montebaldine per garantire la sopravvivenza della specie Veronese.
È finito il tempo della confusione sessuale e della invasione delle diversità e delle teorie sui genderis che hanno rincriccato il meccanismo riproduttivo che si andava così bene su e giù a sfornare figli ai tempi della manna, oggi il Ministro ci porta un lieto lievito novello, oggi è di nuovo il tempo della sana sborra e della sacra proliferazione. Non ci dobbiamo bastare, non ci vogliamo bastare.
La nazioncina ha bisogno di nuove numerose famiglie da spremere come limoni, quindi datecene dentro, eterosessuali di tutto il mondo, unitevi, avanti, tutti insieme, fuori le trombette e in alto le bandierine!
Avanti siori, avanti, vedere per credere!
Entrate nel baraccone de L’ombroso numero 39 e ammirate la Donna col Cazzo, la mitologica creatura Zampillo, mezzo omino e mezzo fallo, pinguini asessuati e quadrumani ermafroditi, diversi organi sessuali dalle fogge inaudite, il tutto con la solita spruzzatina di cacca sopra ogni cosa con la levità e la leggerezza che da sempre connota la nostra patinatissima rivistina e sissignori tutto gratis anche per oggi, approfittate, e dopo, con calma, solo se sarete completamente soddisfatti del mezzo sollazzo, verserete il vostro soldino dentro il nostro tombino, come una briciolina di sperma secco dentro una vagina incartapecorita.
 
 
In questo numero:
 
– La Donna col Cazzo, di Fabiana Inculamorti
– Tintin, i preti, i pinguini e la questione del genere, di Elmo
– Test per attestare il frocismo, di Lapillola
– Veronesi tuti mati (per il biri), di Fede C
– Confusione sul gender, di Los Crocco
– Pulizia dei libri gender, di Alì Tosi
– Gli incubi bagnati di Zampillo, di Muco Selvaggio, Alì Tosi, Mignao
– Genesi 40-45: L’epilogo, de Il Miserabile Jean
– Trovailministro!, di G. Zacconi
– El Malmostoso, di Pastis Abeba

L’ombroso estate n. 4

Il fiero coraggio delle proprie immarcescibili idee

L’annoso problema del bullismo nel terzo reich

L’ombroso trentotto: siete tutti invitati all’ultima aperiantropocena

Una riflessione. Una pacata, delicata, serena ma profondamente ontologica riflessione sul senso dell’esistere della specie umana.
In questi giorni di fiato sospeso per le sorti del mondo noi trepidiamo nella flebile speranza che al cow-boy gli saltino i nervi e tiri la prima pistolettata al cosacco nella landa desolata. Perché la guerra è la medicina del mondo, soprattutto quella chimica, dicevano gli ubriaconi del secolo passato, e non sbagliavano di molto. La vera medicina sarebbe l’estinzione, radicale e definitiva, ovverosia una specie di utopia, se è vero che esistono uomini che si cibano d’aria e altri capaci di resistere un quarto d’ora sotto acqua, o di risolvere il cubo di Rubik in qualche secondo o dormire in piedi e pisciare a testa in giù. Come cazzo fai a liberarti di questi fenomeni da baraccone che sono gli umani?
Noi proviamo a darvi qualche consiglio, ma sappiamo già che non per questo smetterete di infischiarvene bellamente degli equilibri dell’universo e continuerete a parlare e a respirare consumando ossigeno ed emettendo anidride carbonica, come avete sempre fatto.
Ma se tutti noi imparassimo a respirare anidride carbonica e ad espellere ossigeno? Proviamoci! 
 
In questo numero:
 
– Schiaccia sull’acceleratore del Kali Yuga, di Lord Scoppiafica
– Intervista al parrucchiere preferito del Voluntary Human Extinction MovemenT, di Karl Vetriolo
– Andate e diminuitevi, di Alì Tosi
– Secca il tuo utero e dallo in pasto a Gattini®, di Nomenklatura
– 100 buone ragioni e astuti metodi per scegliere l’estinzione, di Pus
– Red Mirror, di Sacapoche
– Capire le sacre scritture: Genesi 37-40, Un mongolino d’oro, de Il miserabile Jean
 
Un numero disperato questo 38, che grida vendetta. Nonostante ciò, pieno di colori e di vignette entusiasmanti, con tanto di redazione e direttore editoriale, tutto a gratis, tutto a macca. Non dimenticate però che L’ombroso nell’ombra vi vede e vi studia sempre e guarda se rubate le monetine dalle nostre bare o se vi pulite il culo col nostro giornaletto.

L’ombroso trentasette: anno nuovo, farcitura tradizionale

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che gli piace. Disse il cronista guardando il topo di fogna rovistare tra i pannoloni dei vecchi concittadini timorosi di dio oltre che del fisco e, nel tempo libero, degli extracomunitari.
Il boccone si fa sempre più amaro. Ma non disperiamo, a chi se la fa piacere la bellezza di questa città saprà riscattarlo dall’insopportabile sapore di merda. La vocazione prima e sola di questo glorioso Comune – già si rintraccia nella vacuità estetizzante di alcuni Capuleti – è la falsità, sempre presente nell’era moderna nella sfacciata vanità delle sue pulsioni rettificatrici e decorative. Ne è massima espressione la vicenda urbanistica, dalle razionalizzatrici velleità del Camuzzoni, passando per la pretenziosa deregolazione di Borgo Trento fino all’era contemporanea inaugurata dalla Sironi in stato di vascheria che cominciò a lastricare le vie del centro di improbabili marmi hollywoodiani. La smania di decoro, di eleganza, di bellezza non ebbe più freni verso il parossismo di via Mazzini dove l’isterismo dell’acquisto compulsivo si venne a sfogare a costo di rovinoso indebitamento, di riduzione in schiavitù, di sordido commercio col popolo delle pantegane, disposto a ogni compromesso per avere un ricciolo in più sulla testa, una toppa sul petto, una ben codificata identità estetica. Ed ecco, a coronamento del bel lavoro, in esclusiva sull’ultimo numero, la definitiva riforma toponomastica che rende a Sboarina quel che è della Sironi.
Ma davvero Verona la Falsona è bella, la più bella, sorella minore ma più procace, più ordinata, più pulita, più fronzolosa e civettuola di Venezia e di Firenze messe assieme, vale davvero la pena di adeguarsi.
Sorride Cangrande, sorride Madonna Verona, sorride persino san Zeno, anche se era un extramoenia. Sorridete anche voi insieme al nuovo numero di L’ombroso che vi svelerà il segreto della Falsona.
Siete di Veronda se…, recitava un simpatico videogiochino subsociale atto a rinsaldare la confusa identità, ma quelle sono stronzate da dilettanti, siete veramente di questa città solo se siete belli, ricchi, puliti, sorridenti e profumati… e perciò se siete da Bussolengo o da Vangadizza non potete certo dirvi Veronesi, perché qui da noi la bellezza è tutto. Il resto è solo un inutile rimasuglio di pensiero appiccicoso estratto dalla narice sinistra.
E allora tutti insieme, crediamoci, crediamo che i bei vestiti riscattino le infamie, che il prestigio sia la sostanza delle cose, che le superfici lucide e le lucette diano la felicità, che le divise ordinate facciano sicurezza e che la giusta montatura degli occhiali ci cambierà l’esistenza. E vedrete che anche il prossimo pandoro ci sembrerà commestibile.

In questo numero:

– Disquisizione sull’effetto placebo del bello
– Cronica sportiva, di Silvio Fato
– BBW – Big Beautiful Werona, di Karl Vetriolo
– La fighezza ci salverà, di Max Brododidado
– Paginone centrale: la nuova toponomastica
– Brutta più di una merda, di Sacapoche
– Capire le sacre scritture: Genesi 31-35, Origine divina della sciatalgia, de Il Miserabile Jean
– El Malmostoso, di Pastis Abeba

Un numero estetizzato per l’occorrenza da fighissime illustrazioni prodotte sotto il giogo di orripilanti gnomi malefici.

L’ombroso trentasei: putrenefandezza

Se l’estate passata non vi ha putrefatti, vi putrefarà l’estate prossima, e se non sarà la prossima perché siete ancora freschi e bagnati di vulva materna, beh, sarà quella dopo o quella dopo ancora, ma prima o poi potete stare certi che ne verrà una abbastanza calda e marcia da ridurvi a una bisteccona con l’osso maleodorante.
Questa è la buona novella che il nuovo esclusivo, energizzante, balsamico e costruttivo ultimo numero de L’ombroso porta alle genti di buona volontà che non sono ancora stufe marce di respirare i miasmi della più disgraziata delle province.
Un numero che puzza solo a sfogliarlo, un numero che sa di vecchio, senza uno straccio di nuove idee, dove nascoste nella merda troverete avare e preziose facezie che forse potranno strappare un timido sorrisello, per la vostra irresponsabile allegria e per la lucentezza dei nostri capelli. Un numero che è il fedele specchio della città, perché ogni cittadino che abbia uno straccetto di onestà intellettuale non può non rendersi conto di essere un verme dentro a una carogna, e per quanto ci si sia infilati una rama di menta biologica nel naso e un pacchetto di incensi Nankako nel culo, non ci è possibile non sentire questo pungente odore di fogna vecchia che aleggia per le strade dei nostri quartieri.
– Il puzzo lo si sentiva già da giorni – diranno i vicini, e infatti le mille pantegane avranno fatto tempo a farsi fuori tutta la carne e la coratella quando i vigili del fuoco troveranno la città riversa nei suoi escrementi con l’identità spolpata fino all’osso dai cani integralisti. Perciò, di male in peggio, sorbitevi quest’altra fetente scoreggia premonitrice della redazione più clandestina e simpatica di Veronda, inalate a pieni polmoni l’afrore di questo fragrante numero 36.
 
In questo numero:
 
– È possibile caramellare la putrefazione?, di Max Brododidado
– Il grave fenomeno del bullismo procariota, di Fabiana Inculamorti
– Necromantico, di Lord Scoppiafica
– Scene di lotta di classe al Marcantonio Putrefaglia, di Silvio Fato
– Speciale Corea del Nord
– Deep Provincha, di Sacapoche
– Capire le sacre scritture: Genesi 28-30, Fertilità e sputi, de Il Miserabile Jean
– El Malmostoso, di Pastis Abeba
 
Un numero bello perché guarnito di decomposizioni artistiche da un manipolo internazionalista di facitori di figurine illustrate.

L’ombroso trentacinque: più vuoti, meno voti

Grugnolo se ne va, ma L’ombroso rimane. Eccone un altro numero.

In questi anni di risibile governo della città vi abbiamo tenuto la mano come bimbi spauriti, vi abbiamo fatto ridere, vi abbiamo fatto piangere, dall’ombra vi abbiamo suggerito che un altro punto di vista era possibile, che si poteva trovare conforto nei cerchi nella pearà, nella lettura dei libri sacri e sciamanici, nell’intonare tutti insieme il grido di speranza “Hasta el ponte de la Victoria, forse!”. Vi abbiamo sostenuto nella cura dei piccini, nella scelta dei libri e della musica, vi abbiamo confortati nei tempi di crisi e vi abbiamo informati e guidati nelle difficoltà quotidiane, animati dalla volontà di educare, voi masse di quadrumani, alla rivoluzione simpatica. Stronzate. Come al solito ci siamo sbagliati. Dopo Grugnolo non verrà niente di meglio. Avremmo sperato per lui un’uscita di scena degna della sua faccia. Che so, un abbiocco in autostrada, un suicidio anti-equitalia, un duello di lama fuori casa, invece lui se ne va mesto, disfatto con l’alito di uno che si è appena risvegliato e gli tocca magari di andare in ufficio, mentre L’ombroso continuerà a uscire gratuitamente nei vostri locali preferiti senza essere in grado né di aiutarvi dalla prossima merda, né di consolarvi. Possiamo solo assicurarvi che nel pantano nero dell’ignoranza continueremo ad affondarci abbracciati tutti insieme e cercheremo di stare allegri come sbornie tristi, perché, come diceva il poeta comunista, è dall’humus puzzolente nell’ombra del sottobosco che nascono le grandi querce che ardono nei forni.
Perciò beccatevi anche queste esilaranti elezioni e il nostro paginone centrale a loro dedicate. Siamo certi che fino a quando saremo gratuiti come vespasiani voi continuerete a compiacervi dello spettacolo pantoclaste di saltimbanchi da trivio e quando sarete di maestrale a gettarci mezz’euro nel piattino.

In questo numero:

  • I migliori dieci anni della nostra vita, de Il Miserabile Jean
  • Pacate opinioni a confronto e incontri culturali al Vinitaly, di Alì Tosi
  • Ignorantismo: deficit cognitivo di sottocultura o movimento di primitivo consapevole afflato artistico?, di Nomenklatura
  • Ricorda che quest’anno si cambia il subumano. Va’ a votare, Verona lo merita, de La Redazione
  • Satira pe-dante, di Sapore di Cane
  • Capire le sacre scritture: Genesi 24-27, Isacco, de Il Miserabile Jean

Un numero di certo non privo di iconografia dissidente per alleviare dai crampi e per motivarvi anche con le figurine a rimanere, orgogliosi, nella più bieca ignoransa.