L’ombroso quarantaquattro: un numero che levati, è arrivato Craniopoly

A Natale noi si osserva uno o anche due minuti di silenzio.

Due minuti possono bastare per un’approfondita riflessione sull’anno passato e su quello venturo.
L’anno passato ci si è arrabattati nel tentativo di sbarcare la mesata, oppure di guadagnare un po’ più dell’anno precedente, oppure di pagare le rate di un bene immobile che è nostro ma è soprattutto di una banca, oppure di un bene mobile che non ci serve e ci intristisce. Poi, cos’altro? Multe, processi giuridici del secolo scorso, avvocato, affitti, tasse umilianti, tasse di soggiorno, tasse di proprietà, tasse scolastiche, tasse di passaggio, tasse di deiezione, poi medicine, dentista, meccanico, scarpe, vestiti, benzina, luce, gas, psicanalista e alla fine dell’anno regalini di natale.
Ed ecco allora che la rivista preferita dai quadrumani, dagli scarafaggi nostalgici delle ideologie novecentesche, dalle zecche anarchiche, dai lebbrosi che si annoiano nei lazzaretti e dalle vecchie miscredenti a cui nessuno regala nemmeno una crosta a natale, la vostra rivista preferita da tenere accanto al water vi porge un gentile regalino per questo solstizio che ci scoreggia tutti quanti nella terza decade dell’ultimo millennio.

Un gioco da tavolo, un gioco di puro azzardo, per celebrare il nazional-capitalismo localista-padano che ci ha fatto trascorrere tanti bei momenti anche quest’anno. E a cui vanno i nostri più sentiti omaggi.

Numero 44

In questo strabiliante numero speciale gratuito solo per voi stampato su cartoncino policromo rocambolescamente trafugato a una stamperia in fallimento perché con quello che troviamo nelle cassette non ce lo potremmo permettere, troverete:

  • 1 tabellone coi controfiocchi che ci sentiamo di dire che è veramente un peccato regalarlo a gentaglia come i nostri lettori
  • 20 carte 20 di sagaci aiuti del Professor Lombroso
  • 20 carte 20 di spiritose inchiappettate di una Suora coi baffi
  • 16 contratti d’affitto 16
  • le istruzioni
  • 1 ragionato parere del Professor Lombroso
  • 1 numero verde disponibile, abbastanza spesso, per aiutarvi a cominciare a giocare.

Infiocchettato ad arte da alcune tra le nostre migliori matite appuntite.
E non dite che non vi pensiamo.

L’ombroso quarantatre: un numero un po’ endorsement un po’ bunga bunga

Trovate appassionante la fase politica che stiamo vivendo?
Siete coinvolti dall’attualità? Dal debito pubblico, dalla rivoluzione culturale, dagli orientamenti delle masse, dalle sperequazioni democratiche?
L’ombroso è la rivista che fa per voi. Sempre sul pezzo, sempre un passo avanti alla realtà, sempre conficcata nel cuore dell’attualità.
Ecco allora un numero monografico dedicato a S., il Cavaliere che ci mostrò le grandi praterie dove oggi cavalchiamo giubilanti, dove i capitani coraggiosi possono trovare tutta la biada necessaria al loro sostentamento, dove ci attende un infuocato tramonto che farà rabbrividire i paesaggisti, fremere i lirici, bestemmiare i credenti, disorientare i rabdomanti e impallidire gli ubriachi.
Un numero cantato con la voce delle Olgettine oggettine, sulle note di Apicella, con i versi di Bondi.
Ma non è questo il tempo delle nostalgie, non è ancora l’ora dei vintagismi, perché S. non è tramontato, non è invecchiato, è maturato. È maturato in qualcosa di più solido, più radicato. La sua barzelletta non fa più ridere, si è fatta parabola, bussola del presente, riferimento culturale nazionale.
Ecco dunque finalmente il numero 43 di L’ombroso, atteso da nessuno, perfettamente superfluo e pure così puntuale, significativo e naturalmente esilarante ed economico.
Correte dunque a comprare, compagni sfaccendati, a zero euro, il feticcio di Berlusconi, l’originale! Visto in TV!
E ricordatevi di riempire di dobloni le cassette mortuarie che trovate nei migliori locali del nostro paesone.

In questo numero:

– Scusate il ritardo, perdonaci Silvio, di Max Brododidado
– The Walking Silvio, di Tex Pussy
– Lettera da Dudù, di El Gefry
– Nani e ballerine, di Lord Scoppiafica
– L’arca di Noemi, di Milo Mannaro
– Io e Silvio, de L’anarchico Fufi
– Io stavo col Cavaliere, di Fedele Castro

Il tutto innaffiato da figure coloratissime, perfettamente genuflesse, dei nostri mastri cesellatori di icone sacre.

L’ombroso quarantadue: un numero che è colpa del cambiamento climatico ingenerato dalle gradele

Forse uno dei peggiori e a ben guardare più rancorosi dei quarantatre numeri usciti, redatto a petto nudo dai sopravvissuti alla settimana più calda degli ultimi duecento anni. Asfissiati dal clima, anziani insofferenti di tutto, rifugiati all’Adigeo per scroccare l’aria condizionata e le offerte di assaggi privi di glutine, rinfrancati solo dalla prospettiva dell’impatto con un meteorite bello grosso che finisca davvero col brusarli tuti i topi di questa popolazione mondiale di migranti che quando hanno la fortuna di fermarsi per due o tre generazioni in un posto cominciano a odiare i migranti, all’ora di chiusura dei centri commerciali, quando le motoseghe si tacciano e i giovani si radunano per consumare colorati beveroni e maledire i diversi, le donne, gli albini e gli astemi, noi siamo andati in cerca delle più profonde radici culturali di questo popolo spaesato e abbiamo trovato le sagre dove gli autoctoni si ritrovano per celebrare spensieratamente la loro appartenenza alla specifica microcomunità.

Un numero documentale specialistico, solo per alfabetizzati radical chic che sanno leggere e scrivere, antropologi e sociologi addetti ai lavori, dove comunque tutti gli altri potranno godere delle poche ma validissime e coloratissime illustrazioni visto che per l’occasione viene distribuito gratuitamente amore dei.


In questo numero troverete:

– La sagra della lirica: cori, salamelle e cotillon, di Nomenklatura
– Famiglia ibrida, de Il Miserabile Jean
– Una serata alla Vera Festa in Rosso, di Lord Scoppiafica
– La dittatura dello staff, di Fabiana Inculamorti
– La vita sagra, di Sam Brutale

Cercatelo anche nei vostri consueti luoghi di villeggiatura così quando sarete in spiaggia a farvi un bagno di ultravioletti potrete sfoggiarlo pieghettandolo a striscioline e usarlo come ventaglio per asciugare il sangue e il sudore che sgocciolerete nei prossimi vent’anni.

L’ittorioso uno: la prima rivista di satira sovranista!

Chi l’ha detto che i sovranisti nella migliore delle ipotesi sono dei tontoloni impreparati e privi del senso dell’umorismo? Chi l’ha detto che sanno molto approssimativamente la storia? Che non amano le cose belle, che hanno le capacità dialettiche di un tifoso allo stadio? Beccatevi questo sontuoso numero de L’ittorioso e cambiate idea su nazionalisti e sovranisti.
Per mettersi al passo coi tempi e con le mode e non fare la solita figura da neolitici, per sentirsi anche lei una parte di un tutto, quel cesso di redazione de L’ombroso ha svoltato linea politica e ora non professa più, contro i suoi stessi interessi, le malsane idee sioniste e socialiste del loro ex-capo, il professor mentecatto Lombroso C., ma ha gioiosamente abbracciato la causa nazionalista e ha anche devoluto tutti i suoi fondi per aprire una sede per i bambini di Fortezza Europa a Veronetta, perché ci manca.
Del resto lo capisce anche un coglione, anche senza olio di ricino, botte e cause legali, che conviene molto essere padroni a casa propria dove poter ridurre in schiavitù le femmine e i bambini, prendere uno stipendio senza saper fare niente e avere diritto di vita e di morte su chiunque varchi la soglia.
E capitelo voi tutti che è molto meglio essere padroni a casa propria che mezze seghe giù in strada. E che non sono le fattezze fisiognomiche a determinare il valore morale di un uomo, ma solo il pil della nazione di suo padre permette di distinguere un uomo nato per essere libero da uno nato per essere schiavo.
 
Ed ecco dunque la coloratissima rivista, che potrete comodamente acquistare nei vostri locali autarchici per soli 88 euro delle vecchie lire, o scaricarlo dal nostro sito elettronico registrandovi e fornendo il numero di una carta di credito (solo banche italiane), da cui preleveremo una cifra variabile in base al vostro censo e alla nazionalità dei vostri sedici trisavoli.
 
 
In questo numero, dove non troverete neppure una parola straniera, tutto italiano al cento per cento, avrete il bene di gustarvi:
 
– Ce la siamo cercata, di Fedele Alletradizioni
– Casa del patriota: manici di scopa, merletti e ciambelloni, di Arkiviatura
– Le foibe di Verona, de Il Miserabile Josef
– Manifesto suvranista, di Menali
– Parola di Font-one, di Tex Grembodivita
 
e poi un maschio paginone culturale, lo scandaloso scritto di quel giudeo-rettiliano di Lombroso Cesare, la storia dei movimenti superioristi baccanocentrici scaligeri… il tutto abbellito con istanze pittoriche rancorose!
 
Perciò affrettatevi. Non lasciatevelo scappare. Questo potrebbe essere il primo e ultimo numero de L’ittorioso.

 

Gnocco e moschetto fascista perfetto

Ai nostri tempi il carnevale era una cosa seria e le tradizioni si rispettavano, non si mandava tutto a puttane come fanno i giovani d’oggi.
Ai nostri tempi al venerdì il re del carnevale, il più tristo e miserabile scabbioso e moralmente corrotto marginale, portato in trionfo dal popolino prendeva il controllo della società e il mondo si ribaltava. I potenti, i mercanti, i legulei facevano meglio a travestirsi o a chiudersi nei palazzi, il prete a nascondersi nella cripta e tutti quelli che avevano rispettato il re e la giustizia, tutti quelli che avevano pagato le tasse e rispettati gli editti potevano abbandonarsi alla gioia dell’anonimato e alla libertà delle loro più segrete passioni e fantasie, i poveri erano i nuovi ricchi e i brutti erano i nuovi belli.
Alla mezzanotte del martedì, poi, il re del carnevale veniva tirato dal popolino, che lo aveva portato in trionfo cinque giorni prima, fuori dalle mura della città e lì a calci e pugni e randellate veniva finito e lasciato in pasto ai lupi perché l’ordine riprendesse il controllo della società.
Il carnevale di oggi a Verona non ribalta proprio niente, ritrasmette il medesimo segnale della televisione, la medesima versione di facebook, lo stesso sconsolante spettacolo.
Nel carnevale di oggi a Verona i poveri non sono ricchi, gli affamati non possono abbuffarsi, stop immigrazione era scritto su un carro, gli gnocchi sono solo per i ricchi, il Duca della Pignatta non nutre più gli straccioni di mano lesta di S.Stefano, la pentola di soldi anche a carnevale rimane sempre agli stessi, il re del carnevale è il re di tutti i giorni, la sfilata dei carri allegorici non propone alcuna allegoria: si limita a ripetere il carro del governo, ma come a tutti è ben chiaro il buco di culo non è un’allegoria del buco del culo, è semplicemente il buco del culo.

L’ombroso quaranta: un numero abortito con dolore

Numero quaranta
La gallina canta
Ha fatto l’ovetto
Lo metto nel letto
Lo metto in padella
Ci faccio una frittella.
 
Se è vero che Veronda sarebbe l’epicentro culturale dello tsunami di merda che coprirà l’Europa intera, noi ci mettiamo in gran spolvero e ci aggiriamo nella nostra bolla d’aria sporca sotto le luci agghiaccianti delle vetrine. Da questo osservatorio privilegiato scrutiamo distrattamente il mondo che corre tumultuoso verso la sovrappopolazione, il sovrasfruttamento delle enormi sacche di immondizia umana. Mentre il decrepito impianto capitalista risucchia le ultime briciole delle nostre brame, ci sollazziamo delle incredibili capriole dei nostri ministri da comica affamati di carne da masticare.
In questo fosco e luccicante scenario, noi apocalittici – sempre in attesa di estinzione e giudizio universale, dell’istante che l’ineffabile crivello fisiognomico separerà la pula dal grano – ci sguazziamo e troviamo ancora il buon tempo di fare dell’accademia e indagare – in ardente attesa che tutti quelli che oggi sono vivi siano morti domani – la netta differenza tra uno spermatozoo e un coliforme fecale, tra una giovane salamandra e un feto umano di tre mesi.
 
 
In questo documentatissimo numero a cui hanno collaborato scienziati teorici e sperimentali di respiro extra-provinciale, gente dai sontuosi curricula, troverete:
 
– I polaretti di Massimo Boldi, di Fabiana Inculamorti
– Madre sovrana, de Il Miserabile Jean
– Vandhellas, primato d’amore sovranista, di Max Brododidado
– Conserva di feti, di Lord Scoppiafica
– Uno su mille ce la fa, di Nomenklatura
– Fratello abortito, di Quel Brutale Finalmente
– Fratello malcagato, de Il Miserabile Jean
– Non ho parole, solo crociate, di Sapore di Cane
– Schei spesi ben, di Alì Tosi
– Ottocento 69 69, di Fedele Castro
– Feti&Fornelli, di Tex Pussy
– #fermiamoilmassacro, di Alex Bautista
 
Perciò anche per questa volta riempite d’oro le nostre cassette, fondeteci dentro le fedi nuziali, le catenine della comunione dei vostri figli, i vostri denti d’oro nell’amara, sconfortante consapevolezza che se siete ancora in grado di apprezzare, vuol dire che siete nei guai.

 

L’ombroso trentanove: un numero cicisbeo

Non sentite quest’aria di primavera? Non sentite l’esigenza compulsiva di ringiovanirvi, di svecchiarvi? Allegri, concittadini! È arrivato il ministro Fontana! Fuori le trombette, in alto le bandierine, presto cominceremo a sfagiolare figli come conigli, presto il nostro vecchio popolo avrà il 50% di minorenni pronti alla pugna e la nazioncina sarà di nuovo grande! Un fiume di sborra celtica, una cateratta di liquido seminale romano, uno tsunami di sperma ariano si sta per abbattere sulla nostra città come la manna che quando si stava peggio scendeva dal cielo al momento del bisogno.
Sono finiti i giorni della improduttiva masturbazione, noi doneremo il nostro fertile, mobilissimo sperma vivissimo zang tumb zang al Ministro della Famiglia Illuminissimo che ne farà l’uso che impone la natura, fecondando inconsapevoli ragazze montebaldine per garantire la sopravvivenza della specie Veronese.
È finito il tempo della confusione sessuale e della invasione delle diversità e delle teorie sui genderis che hanno rincriccato il meccanismo riproduttivo che si andava così bene su e giù a sfornare figli ai tempi della manna, oggi il Ministro ci porta un lieto lievito novello, oggi è di nuovo il tempo della sana sborra e della sacra proliferazione. Non ci dobbiamo bastare, non ci vogliamo bastare.
La nazioncina ha bisogno di nuove numerose famiglie da spremere come limoni, quindi datecene dentro, eterosessuali di tutto il mondo, unitevi, avanti, tutti insieme, fuori le trombette e in alto le bandierine!
Avanti siori, avanti, vedere per credere!
Entrate nel baraccone de L’ombroso numero 39 e ammirate la Donna col Cazzo, la mitologica creatura Zampillo, mezzo omino e mezzo fallo, pinguini asessuati e quadrumani ermafroditi, diversi organi sessuali dalle fogge inaudite, il tutto con la solita spruzzatina di cacca sopra ogni cosa con la levità e la leggerezza che da sempre connota la nostra patinatissima rivistina e sissignori tutto gratis anche per oggi, approfittate, e dopo, con calma, solo se sarete completamente soddisfatti del mezzo sollazzo, verserete il vostro soldino dentro il nostro tombino, come una briciolina di sperma secco dentro una vagina incartapecorita.
 
 
In questo numero:
 
– La Donna col Cazzo, di Fabiana Inculamorti
– Tintin, i preti, i pinguini e la questione del genere, di Elmo
– Test per attestare il frocismo, di Lapillola
– Veronesi tuti mati (per il biri), di Fede C
– Confusione sul gender, di Los Crocco
– Pulizia dei libri gender, di Alì Tosi
– Gli incubi bagnati di Zampillo, di Muco Selvaggio, Alì Tosi, Mignao
– Genesi 40-45: L’epilogo, de Il Miserabile Jean
– Trovailministro!, di G. Zacconi
– El Malmostoso, di Pastis Abeba