L’amore non ha confini

Noi in tutta questa faccenda dei due marò non ci abbiamo capito molto.
Però quello che ci sentiamo di dire, in piena coscienza, è che a vederli così, nelle foto, con quell’aria sbarazzina da Fabrizi Corona, ci sembrano proprio due bei giovani che non vogliono fare del male a nessuno.
E infatti a difendere la loro libertà stanno intervenendo e si stanno mobilitando trasversalmente in tutto il paese quanti hanno a cuore la giustizia e la libertà. E noi tra questi.
Perché è vero che esiste una tradizione, un sistema di valori da difendere e da preservare, però, da uomini liberi, noi vogliamo affermare semplicemente che se due persone si vogliono bene, perché bisogna creare loro tutte queste difficoltà?
È mai possibile che una coppia di onesti lavoratori, di giovani pieni di entusiasmo e anche di competenze e magari persino talenti, una giovane coppia che si ama, quale che sia il loro sesso e la loro religione, il loro aspetto e le loro convinzioni, se si amano e se non fanno del male a nessuno, perché non si permette loro di sposarsi in Italia? Perché li si costringe a improbabili fughe d’amore in paesi esotici infidi e patogeni per la delicata fisiologia occidentale, paesi oscurantisti dove se scoprono le troppo tenere effusioni tra i due piccioncini sono capaci di darli in pasto ai maiali dopo averli torturati nelle pubbliche piazze?
Noi ci uniamo al coro nazionale e ci rivolgiamo alla illuminata e lungimirante classe politica italiana tutta, affinché spenda ogni mezzo per strappare i due marò alle grinfie degli Indiani, così che i nostri ragazzi possano alla fine, come in un bel romanzo d’appendice, tornare in Italia a coronare il loro sogno d’amore.
per_mare_e_per_terra

La saldatura dei buchi neri

verona-in-love-diapoEsercizio di fantasia. Immaginiamo una realtà parallela, del tutto simile alla nostra ma in cui avvengono cose paradossali, fuori dalla grazia di esseri senzienti.
Chiamiamo per comodità di rappresentazione questa città situata in un universo parallelo Vergonia.
A Vergonia ci sta un ospedale, una piazza, tante chiese, uno stadio, il mercato e scuole di ogni ordine e grado, anche un’università. Come qui.
In questa università si tiene una conferenza, su un fatto storico che ancora tanto fa discutere. Viene invitata una storica, a parlare, a dibattere su ciò che è accaduto, fuori da metafore e da vulgate pressapochiste, compiacenti, assolutorie. È d’altronde lo sporco mestiere dello storico, quello di approfondire e non fermarsi alle mere apparenze.
A Vergonia però certe cose non si possono dire.
E un gruppuscolo di mestieranti della violenza, contrari alla dialettica, decide che questa conferenza non s’ha da fare. Sono uomini bruti, mossi da astio e rancore storico. La connivenza però di questi facinorosi con le sfere istituzionali è conclamata. Ragliano e sbavano, urlando al tradimento della patria, di Vergonia, della bearà (tipico piatto gastronomico vergoniese). E minacciano rappresaglie se il rettore dell’università non impedirà lo scempio. A favore del non diritto di espressione si schierano uomini politici altolocati (capomastro incluso), che un tempo ragliavano e sbavavano come loro, prima di indossare comode giacchette altolocate.
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Giulio Meazza e le mutandine usa e getta

La potenzialità e la tendenza autolesiva del capitalismo è ormai fatto acclarato e risaputo ai più. Perciò è forse inutile dilungarsi in proposito, tanto più quando ci si rivolge a quella parte della società a cui è rimasta, dopo l’ultimo traumatico ventennio, ancora la consolazione di qualche pensiero, tra uno spot e l’altro.

È che talvolta la cecità arraffona dell’imprenditore raggiunge un tal grado di sapienza asinina che io ancora una volta, da sotto il macigno dove sono nascosto, non posso non cedere alla tentazione di invitarvi a mettervi al riparo e ad allacciare contatti attivi con l’ombra.

Ditemi secondo voi quanti punti vendita di libri negli ultimi due anni (2011 e 2012) in Italia sono rimasti in attivo dando lavoro a quindici dipendenti. Dico, un esercizio che vende libri, non scarpe né mutandine o gratta e vinci. Possiamo dire che si contano sulle dita di una mano? In ogni caso quello che so è che una di questi è la libreria Gheduzzi, Giubbe Rosse. Una realtà locale che dovrebbe rappresentare una risorsa per la società in cui con difficoltà e tenacia è riuscita a radicare e a sopravvivere contro l’aridità dei consumi e contro la crisi economica.

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Adieu tradisiòn

A noi piace sempre quel vecchio rincoglionito del Meazza. C’è senz’altro del masochismo in questa nostra ammirazione, ma non possiamo farne a meno. Ogni volta che ci appare nei nostri cuori palpita un fremito che è di pietà e di simpatia, di comprensione e ilarità per la sua assurda vicenda senza tempo.
L’abbiamo avvistato una fiata ancora. E come ogni volta è lecito ritenere debba essere l’ultima. Ma cos’è prima e cosa è dopo? Ci avrebbe detto lui con la sua impossibile voce raschiata dal hrag (un liquore terribile che si beve dalle sue parti e ai suoi tempi). Eccolo di nuovo piombare nel bel mezzo della Storia… dove? Quale storia? Il milleottocento, ma no, forse ancora prima della rivoluzione francese, un basso medioevo o forse all’alba del terzo millennio? È il futuro o il passato? Il prima o il dopo? È pasqua? Pasquetta? Carnevale? Guardatelo, col suo pastrano e il suo barbone sotto il sole cupo di piazza Bra’, esiste nulla di più assurdo? Con lo sguardo vitreo e sgomento dietro le spesse lenti spaurite battere le mani in stato confusionale come una foca spaesata, una bava di embrionale curiosità gli scende dall’angolo sinistro della bocca. Forse sghignazza sotto la barba incolta, forse piange, certamente non ci capisce niente, non è ormai più che un vecchio smarrito fuori dal tempo. Il suo lento dondolare interrogativo suscita in noi una sorda ilarità, ci trafigge l’anima con dolorosa autoindulgenza.
Vi proponiamo senz’altro questo documento della cui autenticità ci facciamo garanti.
Nella segreta speranza che il giovane Giulio Meazza lo veda, si riconosca e ci contatti.

Splendido splendente

Della serie: cosa ci siamo persi al volgere della fine della ricca estate verondese. Sabato 10 settembre 2011, la 5° circoscrizione, il Comune di Verona e l’associazione commercianti hanno presentato al parco San Giacomo “Vivi (cinque punti di sospensione) la notte al Parco”. Tra le mille cose fighe (come il ventriloquo, Marzia, le sculture di palloncini, l’immancabile sfilata di moda prestigiosa, Roby che canta Mina, le note presentatrici e Piubello Piunazi presidente della commissione cultura) giganteggiava la presenza, accanto ai sosia di Adriano Celentano e di Gianna Nannini, della sosia di Donatella Rettore. Nientepopodimeno che la sosia di Donatella Rettore, pagata ovviamente dal Comune. Ma chi sarà mai questa? Probabili ipotesi: è un’entità aliena che non riuscendo ad avere fattezze umane in qualche maniera riesce a confondersi fra i terrestri come la sosia di Donatella Rettore; è la vera Donatella Rettore che guadagna di più quando si spaccia per la sosia di se stessa; è la sosia della sosia di Donatella Rettore che guadagna più di Donatella e della prima sosia quando spaccia; è la sosia di Gianna Nannini dopo che ha perso la voce e le è colato tutto il cerone sulla faccia; è il magnifico rettore dell’università di Verona che gode quando si veste da donna; è una ex lanciatrice del martello slovena che non sa neanche chi sia Donatella Rettore e neppure le assomiglia, ma nessuno si ricorda più come era Donatella Rettore; l’è so sia di Donatella Rettore; è Paolo Valerio nature.

VRINA

Quante ecoballe per far diventare attraente l’ecofuffa?

Perché tu, mercato-dei-giovani, devi sempre diventare il tappeto sotto cui nascondere il rusco?
Perché ti sforzi di abbellire gli ecomostri con la cartavelina colorata?
Perché dài una mano ai responsabili delle future violenze sul territorio di apparire fighi difensori dei panda in estinzione?
Cioè, tutta questa ecology tanto cool in collaborazione con Comune di Verona e sponsorizzata dall’Amia dove va a finire quando in altre sedi meno coreografiche si decide di trafori, inceneritori, cementi, bitumi, parcheggi, abbattimenti alberi in ognidove?
Non sei stanco, mercato-dei-giovani, di farti prendere per il culo svendendoti per quattro note beat, tre serate open-air e du cocktail annacquati?
Ecofestival, ecolounge, ecosticazzi.
Pomperanno diossina e PM10 nell’aria che respiri e tu, che fai, un pazzo “ecoquiz”?
Dipingiamo a pois i tumori al polmone, allora, sai che figata.
Nulla contro di te, mercato-dei-giovani, sia chiaro. Tutta quell’energia, quegli aperitivini, quell’essere sempre indie-creativini al posto giusto ci distraggono dalla merda in cui facciamo finta di non sguazzare.
Ma far passare i principali devastatori ambientali come tuoi partner di lotta ecologista, mercato-dei-giovani, solo perché promuovono insieme a te la distribuzione di sacchettini per l’umido fatti con i tampax usati…
“Vieni in bici… aiuta l’ambiente!”… Però dopo non romperci i coglioni se costruiamo un inceneritore vicino all’asilo dove va tuo figlio… Hai la bici, pedala.
Questi sono i proprietari delle porcilaie che ti regalano arbre magique.
Questi sono quelli che vogliono fare di Veronda una bella bomboniera, accogliente come un centro commerciale (per loro stessa dichiarazione).
Come se per risolvere i gravi problemi di inquinamento fossero sufficienti vasi di begonie sui balconi.
Insomma, caro mercato-dei-giovani, non basta indossare una maglietta fuck the smog per eliminare lo smog.
Come non ci basta sapere che l’inchiostro usato per stampare i volantini della festa proviene da foreste ecosostenibili che non utilizzano bambini cinesi in Freetibet.
Un po’ di amor proprio.
Uno sforzo egosostenibile in più, dài.

Unire i puntini neri

di Max Brododidado Masetti


Mi chiedo quale scarica di onanismo percorrerà mai il cittadino medio al di sopra di ogni sospetto, il veronese che bene pensa, razzola male e che di un dio vendicatore ha timore, quando legge ogni giorno delle nuove ed entusiasmanti gesta dei suoi supereroi preferiti.
Me lo domando, perché il sogno di veder finalmente realizzato il suo piccolo mondo, circondato dal suo microscopico orticello, cintato da mura difese da filo spinato, sorvegliate da videocamere a circuito chiusissimo, a me pare piuttosto un incubo a ciel sereno. Continue reading

Yes weekend! I giardini più giusti

Dopo alcuni mesi di tranquilla opposizione e di trattative sottobanco con l’Asse del Male, mentre in Italia succede di tutto, il Walter si è accorto che le cose non stavano andando come le immaginava fino all’altro ieri, sdraiato sul suo triclinio nel loft democratico.

Lo vediamo mentre si alza atletico dalla sua classica posizione supina urlando: «Ora è giunto il momento di difendere il nostro amato paese dalla morte e distruzione che la destra fascista vuole portare in Italia». («Fascista?», gli avrà fatto notare Minniti stupito; «sì, sì proprio fascista», avrà replicato Walter gonfiando il petto). Continue reading

Fascistissima

di Rivoltella Plastica

Nel dubbio, la solita menata.
Non si smentisce mai la nostra bella Verona ariana.
Adesso che hanno filonazisti e ultrarazzisti dichiarati in giunta, tornano alla luce del sole per farsi finanziare con i soldi pubblici tutta la loro ribellione antisistema.

Mara Forza Nove

Recuperare i corpi dei clandestini in mare per poterne espiantare gli organi.
Con questa ipotesi il ministro delle pari oppurtunità onorevole Mara Carfagna ha aperto a Roma i lavori del congresso annuale dell’associazione italiana donatori di organi (A.I.D.O.).
«Annuncio la piena collaborazione del mio ministero con la guardia costiera per il recupero dei corpi deceduti durante le traversate. Continue reading