Caro Joseph,
ciao, sono ישוע, il tuo amichetto, ricordi? Quello che preghi sempre.
Ti scrivo io, preventivamente, prima che come ogni Natale tu e il tuo manipolo di invasati iniziate a inondarmi la cassetta delle lettere con le vostre richieste, le più disparate e disperate…
Ma Cristo Santo, vi siete mai accorti che sono io a compiere gli anni quel giorno? E allora sono io che debbo farvi un regalo o forse è il contrario? Al massimo posso offrirvi da bere al baretto, ma tanto non ci venite, preferite andare in quegli edifici lugubri e freddi dove le uniche cose liquide sono un po’ di acqua sporca in un pitale di marmo.
Mi stavo chiedendo negli ultimi tempi, ma se io nascessi nella vostra fottuta epoca, come me la passerei? Non che ai miei tempi la vita fosse un divertissement, ma voi avete inventato la parola progresso, hai presente? Siete gl’illuminati che vivono in un mondo migliore fatto di tante buone intenzioni e buon senso; noi ci arrangiavamo con gli schiavi per fare le nostre cose.
Ma vi rendete conto? Io se fossi nato nel XXI secolo potrei definirmi ebreo (e tra l’altro non mi converrebbe), ma dalle parti di Gerusalemme nessuno mi crederebbe, visto che non sono bianco immacolato come la vostra iconografia tradizionale vorrebbe.
E il nome? Sareste contenti di essere chiamati con il nome che vi hanno dato i vostri aguzzini prima di crociffigervi? Ma non avete un minimo di pietas! Cristo, se vi ritenete tanto belli e intelligenti iscrivetevi a un corso di ebraico antico e chiamatemi con il mio vero nome… Gesù, Gesù, che cazzo è sto Gesù? Sembra il nome di un calippo o una linea di prodotti intimi per uomo.
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Archivi autore: lombroso
Giulio Meazza e le mutandine usa e getta
La potenzialità e la tendenza autolesiva del capitalismo è ormai fatto acclarato e risaputo ai più. Perciò è forse inutile dilungarsi in proposito, tanto più quando ci si rivolge a quella parte della società a cui è rimasta, dopo l’ultimo traumatico ventennio, ancora la consolazione di qualche pensiero, tra uno spot e l’altro.
È che talvolta la cecità arraffona dell’imprenditore raggiunge un tal grado di sapienza asinina che io ancora una volta, da sotto il macigno dove sono nascosto, non posso non cedere alla tentazione di invitarvi a mettervi al riparo e ad allacciare contatti attivi con l’ombra.
Ditemi secondo voi quanti punti vendita di libri negli ultimi due anni (2011 e 2012) in Italia sono rimasti in attivo dando lavoro a quindici dipendenti. Dico, un esercizio che vende libri, non scarpe né mutandine o gratta e vinci. Possiamo dire che si contano sulle dita di una mano? In ogni caso quello che so è che una di questi è la libreria Gheduzzi, Giubbe Rosse. Una realtà locale che dovrebbe rappresentare una risorsa per la società in cui con difficoltà e tenacia è riuscita a radicare e a sopravvivere contro l’aridità dei consumi e contro la crisi economica.
L’ombroso ventuno: ora et livora
Se come noi siete stanchi di nascondere la montante rabbia inconsulta che tanto fa bene esternare, questo è un numero che vi riempirà di gioia.
I nostri laboratori scientifici hanno dimostrato che reprimere e comprimere lo scatto d’incazzosità deprime la ghiandola pineale e fa male alla pelle. Ne deriva un accumulo di tossine tale che non si è più in grado di discernere la merda dalla Nutella. Come primo sintomo, l’animale sociale ingabbiato nel suo piccolo mondo finisce per infufarsi di cose irrisorie, dimentico che l’ira funesta bisogna calibrarla e indirizzarla verso quei target, apparentemente intoccabili, che lo stanno prendendo per il culo da un’eternità.
– Del perché non vi/ci sopportiamo più, di Minali e Max Brododidado
– Il mio dirimpettaio, di Silvio Fato
– Solo contro tutti…, di Il Miserabile Jean
– La passione del nuoto, di Quel Brutale Finalmente
– E lucean le sthellas di Alì Tosi
– Tutte le tette di tuitte, di Lord Scoppiafica
– Qualcuno volò sul nido dei Nomadi, di Quel Brutale Finalmente
– saggezza fuori dai denti da Una suora coi baffi
il tutto odiosamente adornato da figurine e scarabocchi impenitenti.
Un Welponer nel paese delle meraviglie
In realtà noi non sappiamo in che paese viva quel giovane Welponer che per futili motivi è stato massacrato di botte sull’autostrada da un rappresentante regionale dei sindacati di polizia e dai suoi colleghi. Ma potevamo immaginare che almeno lui lo sapesse. Invece non è così. Certamente non legge L’ombroso, ma probabilmente non ha letto neanche un quotidiano negli ultimi quindici anni. Perché questo malcapitato era evidentemente convinto di vivere in un paese civile, dove quando una macchina col lampeggiante ti chiude la strada e ti fa accostare sulla corsia di emergenza è normale chiedere agli armadioni in borghese che scendono sputandoti addosso, chi siano e con che diritto. E magari, beata innocenza, di fronte all’aggressività automobilistica pare pure normale estrarre il cellulare per chiamare le forze dell’ordine.
Ma nel paese dove viviamo noi bisogna veramente avere le fette di costituzione davanti agli occhi per non immaginarsi che in realtà le forze dell’ordine sono già arrivate, e non vedono l’ora di combattere le ingiustizie e raddrizzare i torti.
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Agenzia Ansia Novembre 2012
22/11 (ANSIA) – Verona. L’assessore Enrico Corsi ha presentato oggi “Libera la Domenica”, raccolta firme organizzata da Confesercenti Episcopali italiani (C.E.I.) per una legge di iniziativa popolare che vuole ridare potere alle Regioni e ai Comuni di decidere su aperture domenicali e orari dei negozi. Gli unici punti vendita che potranno rimanere aperti la domenica saranno come tradizione vuole le chiese.
20/11 (ANSIA) – Verona. Stop a privilegi e auto blu. Si applica al Comune di Verona lo spending review: le assistenti sociali, per risparmiare sulla benzina, sono costrette a usare i mezzi pubblici. Il sindaco promette però che gli autobus saranno dipinti di blu e la sua Audi di arancione.
20/11 (ANSIA) – Verona. Mercati: Polonia chiama Verona: «Servono investimenti». Verona risponde: «Di pedoni e ciclisti siamo i primi in Europa».
13/11 (ANSIA) – Verona. Polemiche per la riapertura dei mercatini di Norimberga in Piazza dei Signori. L’assessore: «Eseguiamo solo gli ordini».
08/11 (ANSIA) – Castelnuovo del Garda (VR). Il gruppo Merlin Entertainments titolare di Gardaland annuncia licenziamenti dovuti alla crisi, Prezzemolo sarà la nuova mascotte degli esodati.
Di come il Principe Ugenio ascese al Paradiso degli Uroi – V parte
(continua dal quarto capitolo) la Vera Istoria della Prinz di Ugenio, da Eiaeialameina Cameratellas basalticamente scolpita nel corredino del piccolo Benito e da quest’ultimo dettata alla Madonna Incoronata di San Lopette in seguito alla conquista di Paperopoli e da questa riportata per infilo e per insegno nell’apparizione a Natalino Otto, vero ultimo discendente d’Absburgo per parte di asino)
Sonatele belle al Ricciardo de Martinis, il Principe Ugenio fu aggredito didietro a un cantone da un Bisatto Orendo, mostro oribile albergante nelle valli del Popò. Tali e tante furono le vergate che il nerboruto scudisciò all’Ugenio, che questo, non potendo più opporre le silenti difese, alfin con un gemito cadette in deliquio.
E fu forse all’undicimillesimo lampo del frustone che il suo fisico non resse più, e con vigore spirò alla giovine età di ottantotto anni.
Ma ecco che, senza por tempo in mezzo, egli si trovava già svolazzante alla guida della sua cara Prinz, con al fianco la cagnetta Conocchia, sorvolando le docili colline dell’amore. Quel securo non si pose quistioni, come è proprio delli uomini d’azione, ma capì subito che stavasi sfarfallando in direzione ebbene sì del Paradiso degli Uroi.
Mentre entrava dal verde cancello del campo elisio, per lui quarantaquattro gatti esplosero con dei Pino Raudi nel bassofondo, e squartati o per meglio dir smezzati lo salutarono con l’usata marcetta: “Prinz Ugen der Golden Retter…” et tutti li Uroi del Paradiso gritarono il loro “Heil Henckel” a cimentar da subito di vivido collante la loro futura ed eterna unione.
Agenzia Ansia Ottobre 2012
31/10 (ANSIA) – Verona. Col riordino delle province, Verona avrà uno sbocco al mare. Ecco che cos’era quella puzza di freschino, ha commentato Giulio Meazza.
22/10 (ANSIA) – Verona. Dopo i cori della curva sud all’indirizzo del defunto Morosini, Tosi commenta: «Da tifoso dell’Hellas anch’io vado in Curva coi “butei”, capisco che alla partita ci possano essere gli sfottò e anche insulti “da stadio”, fanno parte del clima. Ma è assolutamente inammissibile l’offesa personale. Finché si offende un popolo, un’etnia, ci sta, ma offendere una persona, eh no, questo no».
18/10 (ANSIA) – Venezia. Prenota una mammografia e l’esame è fissato tra 2 anni. «Intendo scatenare l’inferno, – ha spiegato Zaia – una paziente non può attendere così tanto, mi chiedo come mai la signora non sia andata a pagamento, ne va della sua salute».
16/10 (ANSIA) – Verona. Arrestati cinque militanti di estrema destra che questa estate al lago di Garda avevano colpito con calci, pugni e cinghiate un amico. I giovani camerati dopo una serata alcolica non capivano come mai nessuno volesse bere ancora qualche cosa in loro compagnia.
09/10 (ANSIA) – Verona. Miasmi, Borgo Roma finalmente “respira”. Sparisce la puzza che aleggiava da 30 anni. È stato installato un paravento che mette a riparo il quartiere dall’aria che arrivava da Palazzo Barbieri.
08/10 (ANSIA) – Veneto. Monta la rabbia dei cacciatori dopo il decreto del Tar del Veneto che ha annullato buona parte del calendario venatorio. Salvelli: «È un’imboscata». Per i prossimi mesi potranno sparare soltanto cazzate.
01/10 (ANSIA) – Verona. Il consigliere Sandri restituisce la tessera alla Lega dopo 15 anni di militanza e dà spiegazioni su Facebook: «Non avevo mai letto cosa c’era scritto sopra».
Il premio Dodici Apostati
I premi in generale mi mettono malinconia. Alcuni, in particolare, m’inducono a una desolante consapevolezza della vanità e insensatezza dell’umana universale vicenda e da un annichilente senso di solitudine.
Uno di questi è il premio del ristorante dodici Apostoli.
Il ristorante dodici Apostoli si definisce un antipremio perché non mette in palio soldi. In realtà è un premio come molti altri e vuole fare spettacolo distribuendo riconoscimenti a cappella, che è un vecchio trucco per farsi pubblicità senza scucire il fondo della giacca.
I dodici apostoli da trentacinque anni distribuiscono in Verona ben due premi a casaccio ogni anno: stilano un eterogeneo elenco di giornalisti o generici intellettuali e i primi due che si danno disponibili a cenare a macca al Dodici apostoli li premiano in pompa magna.
Ma evidentemente non bastandogli, da tre anni a questa parte il celebre ristorante è prodigo anche di un terzo riconoscimento e di questo terzo premio si dura veramente fatica a capirne il senso. Premiano un letterato. Ma non un letterato che possa scroccare la cena, nossignori, un letterato defunto, però non uno sfigato qualsiasi, un letterato coi controfiocchi. Lo si invita alla cena senza chiedere il suo permesso e gli si appatacca sul petto una inguardabile fusione in bronzo del cuoco Gioco.
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Il silenzio è di princisbecco
A Verona la gente che parla troppo in genere non piace.
Ad esempio, se uno a Veronda dice che la mafia striscia nei palazzi del potere né più né meno che a Milano e a Brescia, ecco che ha perso una buona occasione per tacere. Ecco i potentati padani inalberarsi per il fango sulla patria e i preti minimizzare e la polizia circolare.
Oppure, che so, se a Veronda uno dice che la cultura razzista striscia nei cuori dei piccoli ex risparmiatori padani, ecco subito i patentati padani inalberarsi e i preti minimizzare e la polizia circolare, signori, circolare.
Se vuoi parlare pane al pane e vino al vino non aspettarti che qui ti vogliano del bene.
È un fatto, tuttavia, invero sorprendente, che in questo ambizioso e cupo laboratorio di menzogna e diseguaglianza che è Veronda sia molto pericoloso anche starsene zitti.
E in proposito i giovani sordomuti delle Provolo ne sanno qualcosa. Per tacere tacevano, ma ciò non toglie che se li siano inculati quanto ne avevano voglia. E poi, certo, i preti sempre a minimizzare.
L’altra settimana c’è uno che passa, oh, mica faceva del male a nessuno, aveva perso la mamma, e non fiatava.
Lo fermano – Nome e cognome. Che ci fai qui, negro?
– Non rispondi, eh?
– Scommetto che hai gli ovuli nella pancia.
Ooo, avesse detto una parola, quel disgraziato! L’hanno sequestrato, sedato, radiografato.
Va ancora bene, ché in altri tempi e luoghi glieli cacciavano fuori a calci in pancia quei cazzo di ovuli. Circolare, signori, circolare, non c’è un ovulo da vedere.
Perciò tenetevelo per detto, che neanche stare zitti qui da noi è molto salutare.
Non si sa più bene cosa si debba e non si debba fare.
Prendete e leggetene tutti
Il Gesù disegnato da Stefano Antonucci e scritto da Daniele Fabbri è un credibilissimo figlio di Dio. È abbastanza consapevole e scoglionato. Afflitto dalle domestiche tensioni con la moglie Patrick, teledipendente, è richiamato in missione da un esigente padre che lo rispedisce sulla terra a salvare le sorti della celeste azienda. Il Cristo non si tira indietro e anche questa volta assolve con efficacia e maestria al rito del proprio martirio. È un professionista.
«Parlare alle folle è il mio mestiere», dichiara all’ammirato padre al ritorno dalla fruttuosa missione.
La salsa pulp – la pregevole copertina cita immediatamente Tarantino – dà sapore alla pietanza. La trama dell’azione che porta il Cristo a misurarsi con lo sporco mondo della comicità in prima serata (riuscendo a evitare di appesantirsi) rimane essenzialmente pretesto a una gratificante sensazione di quotidiana onnipotenza e a una serie ben congegnata di interventi comici al contorno. Impagabile la Santa Madonna sotto la doccia soltanto per la quale varrebbe la pena di leggere questo fumetto (l’illuminante prefazione di Davide La Rosa ricorda con non meno entusiasmo del nostro la Santa Madonna in piscina), tavola di un’essenzialità che lascia sbalorditi.
In qualche appunto del giovane Robert Walser, forse l’animuccia cristiana più limpidamente fedele apparsa in Europa dai tempi di S. Francesco, si legge, citiamo a memoria e quasi a casaccio «Non credo che Dio, quando sente qualcuno bestemmiare se ne abbia a male, piuttosto sono convinto che ne provi una certa soddisfazione, una consolazione nel sapere che gli uomini sulla terra lo chiamano e lo ricordano». Vero è che le preghiere sono sicuramente più appiccicose e noiose e generalmente non possiedono la carica emotiva e la convinzione di una bestemmia.
Per questo motivo al Gesù di Fabbri e Antonucci siamo convinti che Dio, se esistesse, non negherebbe un indulgente e grato sorriso. Noi ci abbiamo ricavato anche un paio di sganasciate ben assestate.
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