La potenzialità e la tendenza autolesiva del capitalismo è ormai fatto acclarato e risaputo ai più. Perciò è forse inutile dilungarsi in proposito, tanto più quando ci si rivolge a quella parte della società a cui è rimasta, dopo l’ultimo traumatico ventennio, ancora la consolazione di qualche pensiero, tra uno spot e l’altro.
È che talvolta la cecità arraffona dell’imprenditore raggiunge un tal grado di sapienza asinina che io ancora una volta, da sotto il macigno dove sono nascosto, non posso non cedere alla tentazione di invitarvi a mettervi al riparo e ad allacciare contatti attivi con l’ombra.
Ditemi secondo voi quanti punti vendita di libri negli ultimi due anni (2011 e 2012) in Italia sono rimasti in attivo dando lavoro a quindici dipendenti. Dico, un esercizio che vende libri, non scarpe né mutandine o gratta e vinci. Possiamo dire che si contano sulle dita di una mano? In ogni caso quello che so è che una di questi è la libreria Gheduzzi, Giubbe Rosse. Una realtà locale che dovrebbe rappresentare una risorsa per la società in cui con difficoltà e tenacia è riuscita a radicare e a sopravvivere contro l’aridità dei consumi e contro la crisi economica.





