Due facce della stessa brodaglia

SOPRA-SOTTO

Se apriamo il dizionario, la prima definizione di “lega” dice: “Materiale ottenuto dalla fusione di un metallo cui vengono aggiunti uno o più elementi, in modo che acquisisca proprietà e caratteristiche particolari”.
Ecco, questo si può ben applicare anche alla storia della lega del nord che odiava i terroni e che adesso li blandisce. Alla lega si devono dunque aggiungere altri elementi oltre al federalismo d’accatto e alla secessione a parole perché acquisisca nuove proprietà e miracolosamente continui a galleggiare.
La seconda definizione del dizionario riporta: “Genere, tipo, qualità: gente di bassa lega”. Anche questa aiuta a comprendere il movimento del nord che “mai coi fascisti”.

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Charlie Akbar!

Charlie Hebdo

Oltre alla tristezza, la rabbia di vederli diventare involontari martiri senza diritto di replica, paradossalmente trasformati in un’icona da quegli stessi squallidi individui a cui spesso indirizzavano le loro corrosive invettive quando erano ancora in vita. Vittime sacrificali utili per chi ha sempre nutrito la bestia del fondamentalismo, per chi ha fatto dell’appartenenza identitaria una bandiera da sventolare sopra i morti, fomentando ancora una volta odi, cavalcando razzismi e giustificando stermini per preservare la propria ipotetica, ridicola purezza.
Quando invece li si sarebbe volentieri sbeffeggiati ancora e ancora. E ancora.
Non ci sono poteri buoni.

Un saluto, maestri.

Quelle e quelli de L’ombroso.

VRRRRBAN, bi-eco festival

VRRRRBAN

 

Anche per quest’anno avevamo scritto il nostro solito e probabilmente inutile pezzullo sul perché L’ombroso non andrà sotto il palco a ballare coi gonnelloni lunghi a motivi indiani e il mojito in mano in nome di un trasversale spirito ecosolidale al festival VRRRRBAN. Poi è sorta la querelle con i 99 Posse (a cui abbiamo già espresso in privato le nostre perplessità) e tutti a gridare allo scandalo, che è inammissibile si usurpi il diritto al roghenroll nella città dell’amore coatto. Siamo allora rimasti in attesa, come corvi gracchianti pronti a calare voraci sul bel raccolto nel campo veronese appena concimato. Vista la piega presa dalla successione degli eventi, non vediamo perché non rigirare un altro po’ il coltello tra le pieghe del torpore scaligero. Ed eccoci qui. Continue reading

Hellas Vandea: timorati di dio, timorati di tutto

Zelger

 

Pare che il consiglio comunale, frustrato nella sua voglia di mare e di sole in questa estate piagnona e guastafeste, abbia sfogato la sua acredine e i suoi rancori verso la gioventù cittadina approvando l’ordine del giorno di un livoroso omino che frequenta palazzo Barbieri da quando è fuggito dal rettilario e controfirmato da quanto di meglio codesta città abbia saputo esprimere in merito al progresso dell’umanità.
L’oscurantista portatore sano di Medioevo vorrebbe istituire, sotto il rigido controllo del Comune, un osservatorio sull’educazione alla sessualità e all’affettività della mai abbastanza disgraziata gioventù veronese.
In questa sede preferiamo rinunciare a indagare quale sia stata l’educazione ricevuta dal piccolo Zelger, ché v’è da temere di trovarne di quelle da spremere il cuore a un nazista.
Ma vogliamo esprimere tutta la nostra preoccupazione, perché quando un uomo con quelle misure di cranio, con quella arcata dentale, con quegli occhietti millimetrici dallo sguardo acuto, non si accontenta più di farsi uscire dalla bocca il suo alito da mangiatore di insetti ma comincia a parlare di osservatorio sessuale e affettivo, allora chi arginerà più la pretesca foia voyeuristica e dominatrice di questo e d’altri individui di tal fatta? Che ne sarà dei nostri più puri e graziosi fanciulli?

Supplizi corporali sviliti

corsi al supplizio Il quotidiano L’Arena ha recentemente avviato la pubblicazione web di una video rubrica che ha chiamato “Sotto torchio”. L’iniziativa consiste nel sottoporre agli amministratori veronesi le domande pervenute alla redazione dal pubblico.
La credibilità di un titolo siffatto da parte di siffatto giornale che da novantasei anni è schierato regolarmente e infallibilmente con i vigenti amministratori è quanto meno dubbia, e certo approcciandoci a perdere dieci minuti del nostro tempo per vedere la torchiatura dell’assessore Corsi non ci aspettavamo di trovarci di fronte a una vera sala delle torture come il titolo suggeriva. Purtroppo. Continue reading

Chi ha orecchie per intendere

muto

Il 3 dicembre, con tanto di taglio del nastro e bottiglione di spumante sulla murata, è stato aperto al pubblico lo sportello per l’ascolto delle vittime di reato.
È una notizia che lascia davvero di stucco. Lo sportello si trova nello scantinato di palazzo Barbieri e il servizio che offre è per l’appunto quello che promette. L’ascolto delle vittime di reato. Di quale reato? Il furto della bicicletta? O ci vuole almeno una violenza? Lo stalking certamente, il bullismo e l’usura, come no? E, non so, le vittime dei reati di razzismo? Anche quelle le ascoltiamo? Ma sì, via, ascoltiamo anche quelle! Ci mettiamo lì un muto, che ci senta bene, con delle belle orecchie a sventola. Magari gli diamo un giornalino per passarsi via e avanti, dentro il confessionale. A me m’han fregato la bici! E il muto annuisce. Io sono discriminato perché omosessuale. E il muto annuisce. Io ho la banca che mi strangola e presta i soldi per il traforo. E il muto annuisce. M’han fregato la bici! Avanti signori, avanti gli inconsolabili, chi più ne ha più ne metta. Quando lo sportello si affolla il muto indica il distributore dei numeri. Facciamo le cose con regolarità. Plin plon, 304: mi hanno spaccato la faccia in centro di notte. Plin plon 305: io ho i preti che mi si inculano i bambini. Plin plon 306: io sono perseguitato dagli avvocati del sindaco per aver riportato un paio di fatti sul giornale. Plin plon 307: io ho un’amministrazione locale che si fotte sistematicamente il pubblico. Io mi hanno avvelenato l’aria che respiro. Hanno dato sabbia da mangiare ai miei bambini. E il muto annuisce facendo leggermente oscillare le sue grandi orecchie sempre allo stesso modo.

In effetti a palazzo Barbieri si sentiva un grande bisogno di questo servizio.

Totò Diddio e la carta d’indirindintà

etiopiaDi Dio su facebook ci spiega perché chiede le dimissioni del ministro delle pari opportunità. L’Arena ci fa pure l’articolo riportando le dichiarazioni di Vittorio: «La Kyenge, infatti, giurando fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e di esercitare le sue funzioni nell’interesse esclusivo della nazione, non poteva affermare subito dopo di non essere interamente italiana. Questa affermazione è incompatibile con il giuramento». E prosegue: «Il Ministro Kyenge ha dichiarato “Sono italo-congolese e tengo a sottolinearlo perché appartengo a due culture, a due Paesi che sono dentro di me e non potrei essere interamente italiana”. Credo pertanto», continua Di Dio, «che sia evidente la chiara incompatibilità costituzionale e politica nell’affidare un ministero a un cittadino che non si riconosce nell’identità italiana nella sua integralità». Una trentina i “mi piace” al post di Di Dio, tra cui quello del direttore generale (sospeso) di Atv Stefano Zaninelli, e Marcello Ruffo…».
Grande Vittorio, sei bravo quando ci spieghi che diffidi di coloro che «non si riconoscono nell’identità italiana nella sua integrità». Ma qualcuno potrebbe farti presente che tu sei sempre stato a fianco della truppa dei padani, i secessionisti, quelli che si puliscono il culo col tricolore, quelli del dio Po. E magari non sei nemmeno molto coerente a non prendertela con la ministra Josepha Idem, che è italo/tedesca. Un consiglio Vittorio, dì chiaro e tondo che ti stanno sul cazzo i negri che fai più bella figura e vedrai i “mi piace” su fb… come se piovesse!