L’ombroso trentadue: lasciate che i pargoli vengano

Trombette alla bocca! Pepereppeppeeeee. Arieccoli. Mamme, babbi, ecco un numero tutto dedicato ai vostri cari frugoletti. Il L’ombrosino dei piccoli. Tanto ci teniamo alla famiglia che non potevamo non dedicare un po’ d’attenzione anche ai mostriciattoli che rappresentano in tinte così fosche il nostro futuro e che della famiglia sono, come dire, il bastone nel culo.
Mamme rincoglionite, papi assenti nella migliore delle ipotesi, desiderosi tutti solo di un po’ di tranquillità. Date in pasto questo giornaletto improponibile ai vostri lamentosi poppanti ma anche ai vostri puzzolenti preadolescenti.
È pieno di colore – vedrete che per almeno dieci minuti cesseranno di scassarvi l’anima – ricco di consigli per una genitorialità consapevole, ma che vuole anche affrontare i temi più profondi legati al disagio dell’infanzia opulenta.
L’ombroso questa volta è dalla parte dei fanciulli, perché noi siamo sempre schierati con i più deboli, anche se rompono i coglioni.
 
numero 32
 
In questo numero:
 
– Asilo libertario, di Quel Brutale Finalmente
– 10 grandi verità per i nostri piccoli bambini, di Fabiana Inculamorti
– Dieci modi per masturbarsi senza l’uso delle mani, di MaxTurbodidado
– Le mestruazioni, di Fabiana Inculamorti
– Le recensioni lobotomizzate di Quel Brutale Finalmente
– Capire le sacre scritture: Genesi 22, Fallo per il Nonno, de Il Miserabile Jean
 
Un numero gravido di indecenti ghirigori infantili, la cui ironia è degna di un turpe marmocchio privo di umorismo. Come piace a voi, degenerati figli non voluti.

L’ombroso trentuno: solo idee superficiali ma ribadite con forza

Allora diciamocelo chiaro in faccia che L’ombroso non c’è più. Quando abbiamo uscito il 30? Sei mesi fa? Chisseloricorda più. L’ombroso non c’è più, finito. Siete contenti? Siete disperati, depressi? Ve ne impippa? Massì, abbiamo detto tutto. Sono trentun numeri (includendo il numero zero) che abbiamo detto tutto e anche qualcosa di troppo ci è scappato. Ci sono scappati quasi tutti i fondatori e le menti grigie, i redattori e i matitari bigi, i battitasti e i poetastri, i creativi e i distributori ligi. Non siamo più gli stessi, non siamo più nessuno. Adesso esce questo numero qua… Il 31! Ma che roba è? Chi l’ha tirato fuori il numero 31 se la redazione ha ancora le ragnatele dell’estate sulle sedie ed è da luglio che ci si arrovella?
E poi, d’improvviso… Bidibi bodibi bu! Forse la magia della bauli? della disney? della cocacola? E che minchia ne sappiano noi che siamo atei.
Bisogna riconoscere però che è bello come un faceto pacco di natale.
L’abbiamo confezionato così, senza fatica, senza sforzo alcuno d’intelletto, perché siamo stufi di usare il cervello che tra tutti è l’organo che consuma di più e non rende quasi niente.
Come un pacco di natale è scontato e irritante ma riciclabile, e noi vogliamo riciclarlo a voi, i nostri amati lettori, a quelli compulsivi e a quelli affezionati ma anche a quelli distratti e a quelli schifati. Tanto è gratis, e se voi non avete nessuno a cui sbolognarlo, be’, potrete sempre usarlo per imballarci le bestie e il bambinello quando disfate il presepe.
cop numero 31 bassa
In questo numero:
  • Reduce your penis, di Fabiana Inculamorti
  • Lobotomia, de Il Miserabile Jean
  • Nuove invenzioni per porre fine alla carenza di lettori, di Minali
  • La copertura di Stocazzo, di Jerry Kalashnikov
  • Inutile cambiare il mondo. Meglio adattarsi senza troppa fatica, di Max Brododidado, Quel Brutale Finalmente, Il Miserabile Jean, El Gefri
  • Le recensioni lobotomizzate di Quel Brutale Finalmente
  • Filosofia da bar, di Alì Tosi
  • Capire le sacre scritture: Genesi 12, Sarai fottuta, de Il Miserabile Jean
Un numero senza sagaci vignette né ficcanti illustrazioni? Giammai! Una pletora di decerebrati compagni di merende col pennarello in mano l’hanno infiocchettato in technicolor.

L’ombroso trenta: rideteci se avete coraggio

Vi siete mai chiesti perché nelle barzellette il popolo faceto ci mette sempre i carabinieri e i pulotti mai?
Si possono riconoscere diverse ragioni a questa sottile forma di discriminazione. Innanzitutto i carabinieri erano veneti in Calabria e siciliani in Veneto, il che è di per sé una situazione potenzialmente comica. Poi bisogna ricordare che i carabinieri portavano un’uniforme carnascialesca coi pennacchi e i cappelloni, buffoneria che ancora un poco si conserva nelle divise e negli atteggiamenti odierni.
Ma la ragione fondamentale al fatto che nessuno racconta barzellette sui celerini, è che non fanno ridere.
L’ombroso ha voluto per sua natura matrigna andare contro corrente, riparare a questa ingiustizia. Il risultato è che, allo stesso modo delle barzellette, il numero che vi proponiamo da portare sulle spiagge del salato mediterraneo non farà ridere nessuno. Per quanto graficamente curato come un bebè, ricco, denso, sgargiante dei molti buoni contributi, c’è venuto fuori come una barzelletta dal finale troppo amaro.
Perché non c’è niente da ridere. Non ha fatto ridere noi, non farà ridere i lettori. E soprattutto non farà ridere i celerini, non solo perché hanno molto meno senso dell’umorismo dei carabinieri, ma anche perché nessuno al mondo si darà la pena di impartire l’ordine di entrare nel nostro covo e sporcarsi le mani coi nostri flaccidi crani di vecchi fannulloni, donne amorali e ragazzini quadrumani. Perciò dovranno aspettare la prossima partita di calcio o il prossimo corteo di sparapetardi per potersi sfogare e sostenere le loro sacrosante ragioni spaccando teste e sparando lacrimoni.
Noi non dimentichiamo il monito pasoliniano che ci esortava a ricordare che i poliziotti sono lavoratori figli di lavoratori. Giusto, però è un fatto che anche i netturbini sono lavoratori figli di lavoratori e se Miglioranzi desse loro l’ordine di eliminare il pattume dandogli fuoco direttamente nei cassonetti, loro si rifiuterebbero di eseguire. Forse.

Numero 30

In questo numero:
– Le avventure del commissario Duevolti, di Alì Tosi
– Questo è il migliore dei mondi, di Quel Brutale Finalmente
– All Cops Are Bellissime, di Fabiana Inculamorti
– Ein Zwei Polizei, di Minali
– Quello che ci siamo imparati al vedere del film Diaz, di Jerry Kalashnikov
– Sicurezza in sicurezza, di El Gefri
– Finito il diluvio, de Il Miserabile Jean
– Quella volta che nacquero, di Johann Tesselberg
– Le recensioni sbirresche di Quel Brutale Finalmente

sempre magnificamente illustrato in ben quattro colori da alcuni sfolgoranti nemici pubblici sfuggiti alle patrie galere.

Circo delle croste, sesta edizione: The Holy Vengeance!

locandina circo delle croste 2015

Come una malattia che non si riesce a debellare, torna la più improbabile serata del divertimento, l’ics fuktor dei poveri!
Attori e attrici, cantanti, mimi, nani e ballerine si cimenteranno nella più sgangherata kermesse che questa città abbia mai saputo mettere in scena.

Come sempre sarà il pubblico a decretare i vincitori, osannandoli e omaggiandoli con lanci di verdura, bombe carta e arguti improperi.
Giudice di tutte le grida, l’infernale, implacabile, indiscutibile macchina brevettata da L’ombroso, il Sigometro®.

L’ombroso ventinove: coloriamo il nostro grigiore

Poiché nel nostro cammino con voi accadde qualcosa di misterioso e imperscrutabile e ci accorgemmo che le vergini e gli innocenti vedevano l’ultimo numero tutto rosso, come il Nilo quand’è immondo, questo segno ci mostrò la via. Capimmo che i più puri del nostro popolo reclamavano di più, di più! E allora comprendemmo che, come tette asciutte alle labbrucce disidratate del bimbo malnutrito, nessuno sforzo da parte nostra sarebbe stato troppo oneroso per darvi quello che i vostri occhi erano ormai pronti a vedere.
Mescolammo il magenta del nostro sangue, il giallo dei nostri fegati, il ciano della nostra bile.
Meraviglia!

Sgranate gli occhi e stropicciateli e poi di nuovo spalancateli a godere quest’altro novissimo numero di L’ombroso. Li vedete anche voi i colori? Allora siate i benvenuti, ancora una volta nostri carissimi ospiti, voi soli per i quali ci smazziamo questa dolce fatica ogni quattro lune.
Venite! Venite donne operose e uomini disoccupati, portate i bambini! Ecco il numero per la famiglia. Formato famiglia, colorato come un regalo di natale, come un arlecchino a carnevale, fuori le trombette! Facciamo la festa alla famiglia!
Eccoci. Nuovi sgargianti brillanti ci abbandoniamo ancora una volta nelle bettole e nei ritrovi di nostra fiducia alla vostra distratta benevolenza. Più accattivanti che mai, portateci a casa, in famiglia, appendeteci nelle camerette dei vostri bambini, perché noi siamo meglio del papa, siamo meglio del mulino bianco, siamo timidi e colorati, siamo saggi, pazzi stracci e soprattutto gratis per voi, maledetti spilorci.

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in questo numero:

– Viva la f, ma con la F maiuscola!, di Alì Tosi
– L’ombroso ama chi ama la famiglia, di Max Brododidado
– Il male minore, di Fabiana Inculamorti
– Le recensioni inopportune di Quel Brutale Finalmente
– La verità su una triste storia di satira incompresa, di Minali
– Caino vieni qua, di Il Miserabile Jean

e a farla da padrone le iperboliche illustrazioni di un manipolo impavido di amanti della famiglia tradizionale.

Due facce della stessa brodaglia

SOPRA-SOTTO

Se apriamo il dizionario, la prima definizione di “lega” dice: “Materiale ottenuto dalla fusione di un metallo cui vengono aggiunti uno o più elementi, in modo che acquisisca proprietà e caratteristiche particolari”.
Ecco, questo si può ben applicare anche alla storia della lega del nord che odiava i terroni e che adesso li blandisce. Alla lega si devono dunque aggiungere altri elementi oltre al federalismo d’accatto e alla secessione a parole perché acquisisca nuove proprietà e miracolosamente continui a galleggiare.
La seconda definizione del dizionario riporta: “Genere, tipo, qualità: gente di bassa lega”. Anche questa aiuta a comprendere il movimento del nord che “mai coi fascisti”.

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