L’ombroso trentaquattro: un numero che è una bomba

Borghesi in tempo di crisi ci siamo imborghesiti, non c’è dubbio.

Eccoci ancora a rivangare i bei tempi della giovinezza, quando le bombe le si metteva noi italiani di genoma italico e latino se non etrusco o addirittura Osco, popolo di pastori e grandi amatori di capre, altro che Celti incestuosi e pastori lessinici mugofagi con le croste sulla faccia.
Ah! Che tempi, la fiera di Milano, Piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano, piazza della Loggia, Ludwig, l’Italicus, Bologna e tanti altri giorni di esplosiva giovinezza vorticavano attorno alla nostra beneamata città! Mica come questi pidocchiosi di musulmani. Noi sì che ci sapevamo fare col tritolo. Giù la testa, coglione.
Un numero che abbiamo voluto dedicare alla bomba, perché la bomba è spensierata, riscalda, conforta i deboli, alimenta gli opulenti e tace la miseria. La bomba che fa giustizia di tutte le ingiustizie, la bomba con il botto che porta allegria e tutte le feste se le porta via.
Bum bum bum, diceva una canzone dei nostri tempi. Ed ecco allora sotto il vostro naso puzzolente i più fulgidi esempi dei bombaroli de casa nostra. E chi ha orecchie per intendere intenda, chi ha occhi per vedere veda e chi ha un biglietto da cinquanta lo metta nella cassetta de L’ombroso che trovate un po’ dappertutto, se avete occhi almeno per guardare.
E insomma da bravi borghesi anche noi alla fine si è partorito il figliolo ribelle. Con malcelato orgoglio ve lo presentiamo. Ecco “L’Antitutto”, supponente sciocco ignorantello e impertinente come un adolescente senza talenti alle prese coi suoi gattini molotov e le sue turbe fanzino-rivoluzionarie.
Ma la rivoluzione rosso pomodoro, diciamo noi, non si fa con la fretta, la gatta cieca ha fatto i gattini molotov ciechi, bisogna sapere aspettare e farsi esplodere quando sono tutti dentro. Altro che baluba iconoclasti.

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In questo numero:

  • Bombe e buoi dei paesi tuoi, di Quel Brutale Finalmente
  • Un uomo (quasi) tutto d’un pezzo, di Minali
  • S’i’ fosse bomba, di Nomenklatura
  • Capire le sacre scritture: Giosuè 5-6, Spippolo, poi torno a bomba su Gerico, de Il Miserabile Jean

e in allegato: “L’Antitutto“, fanza autoscissionista autoprodotta e automunita contro il rimbambimento a colori de L’ombroso

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L’ombroso trentatré: più aldilà che aldiqua

A gamba tesa nel bel mezzo della noia che ci attanaglia è uscito il nuovo coloratissimo numero de L’ombroso, a lenire le ferite dei pochi sopravvissuti.

Numero palesemente palindromo. Numero esoterico per eccellenza. Vibrazione del Maestro. Le 33 vertebre della colonna. I luoghi santi del Buddha in Giappone, le 33 chiese fatte costruire in dieci anni da Zhédi, imperatore della dinastia Ming. E ancora sono 33 le perline nel rosario islamico, i 33 anni di regno di Davide a Gerusalemme, gli ani del Cristo, per non parlare dei 33 giorni di pontificato di Papa Giovanni Paolo I o dei centimetri di John Holmes. Il trentatreesimo è il grado massimo nella gerarchia massone. E ancora, le 03:33 del mattino è il momento della giornata più propizio per entrare in contatto con entità di tutti i tipi e di tutte le forme. E come dimenticare quei 33 disgraziati minatori cileni intrappolati nel 2010 nelle budella della terra che mandarono il biglietto “Estamos bien en el refugio los 33” il quale, come chiunque può constatare, consta di 33 caratteri compresi gli spazi. E a seguire i proverbiali trentatré trentini e finalmente dica trentatré.

Allora, avanti, tutti insieme, chiedete, pretendete, dite trentatré, e forse vi sarà fatta salva l’ombra vostra.

Questa volta L’ombroso affronta una rinnovata, esilarante esperienza nel mondo della cura alternativa, delle filosofie archetipe, delle vacche sacre, delle masturbazioni illuminanti e delle più curiose attitudini della nostra animaccia bella.

Ricco di ieratiche raffigurazioni piene di spirito, di documenti apocrifi, di inopportune inserzioni pubblicitarie e di autentici sproloqui.

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In questo numero:

  • La grande lezione di Tiziano Terzani, di Fabiana Inculamorti
  • Ho sposato l’energia quantica del cosmo. Poi…, di Max Gurudidado
  • Dica trentatré!, de Il Miserabile Jean
  • Basta con questo ognuno dice la sua, di Dott. Minali
  • Ma se non hai fatto lo Scout i nodi come li sciogli?, di Nomenklatura
  • Le recensioni lobotomizzate di Quel Brutale Finalmente
  • Capire le sacre scritture: Genesi 19, Meritocrazia, de Il Miserabile Jean

L’ombroso trentadue: lasciate che i pargoli vengano

Trombette alla bocca! Pepereppeppeeeee. Arieccoli. Mamme, babbi, ecco un numero tutto dedicato ai vostri cari frugoletti. Il L’ombrosino dei piccoli. Tanto ci teniamo alla famiglia che non potevamo non dedicare un po’ d’attenzione anche ai mostriciattoli che rappresentano in tinte così fosche il nostro futuro e che della famiglia sono, come dire, il bastone nel culo.
Mamme rincoglionite, papi assenti nella migliore delle ipotesi, desiderosi tutti solo di un po’ di tranquillità. Date in pasto questo giornaletto improponibile ai vostri lamentosi poppanti ma anche ai vostri puzzolenti preadolescenti.
È pieno di colore – vedrete che per almeno dieci minuti cesseranno di scassarvi l’anima – ricco di consigli per una genitorialità consapevole, ma che vuole anche affrontare i temi più profondi legati al disagio dell’infanzia opulenta.
L’ombroso questa volta è dalla parte dei fanciulli, perché noi siamo sempre schierati con i più deboli, anche se rompono i coglioni.
 
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In questo numero:
 
– Asilo libertario, di Quel Brutale Finalmente
– 10 grandi verità per i nostri piccoli bambini, di Fabiana Inculamorti
– Dieci modi per masturbarsi senza l’uso delle mani, di MaxTurbodidado
– Le mestruazioni, di Fabiana Inculamorti
– Le recensioni lobotomizzate di Quel Brutale Finalmente
– Capire le sacre scritture: Genesi 22, Fallo per il Nonno, de Il Miserabile Jean
 
Un numero gravido di indecenti ghirigori infantili, la cui ironia è degna di un turpe marmocchio privo di umorismo. Come piace a voi, degenerati figli non voluti.

L’ombroso trentuno: solo idee superficiali ma ribadite con forza

Allora diciamocelo chiaro in faccia che L’ombroso non c’è più. Quando abbiamo uscito il 30? Sei mesi fa? Chisseloricorda più. L’ombroso non c’è più, finito. Siete contenti? Siete disperati, depressi? Ve ne impippa? Massì, abbiamo detto tutto. Sono trentun numeri (includendo il numero zero) che abbiamo detto tutto e anche qualcosa di troppo ci è scappato. Ci sono scappati quasi tutti i fondatori e le menti grigie, i redattori e i matitari bigi, i battitasti e i poetastri, i creativi e i distributori ligi. Non siamo più gli stessi, non siamo più nessuno. Adesso esce questo numero qua… Il 31! Ma che roba è? Chi l’ha tirato fuori il numero 31 se la redazione ha ancora le ragnatele dell’estate sulle sedie ed è da luglio che ci si arrovella?
E poi, d’improvviso… Bidibi bodibi bu! Forse la magia della bauli? della disney? della cocacola? E che minchia ne sappiano noi che siamo atei.
Bisogna riconoscere però che è bello come un faceto pacco di natale.
L’abbiamo confezionato così, senza fatica, senza sforzo alcuno d’intelletto, perché siamo stufi di usare il cervello che tra tutti è l’organo che consuma di più e non rende quasi niente.
Come un pacco di natale è scontato e irritante ma riciclabile, e noi vogliamo riciclarlo a voi, i nostri amati lettori, a quelli compulsivi e a quelli affezionati ma anche a quelli distratti e a quelli schifati. Tanto è gratis, e se voi non avete nessuno a cui sbolognarlo, be’, potrete sempre usarlo per imballarci le bestie e il bambinello quando disfate il presepe.
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In questo numero:
  • Reduce your penis, di Fabiana Inculamorti
  • Lobotomia, de Il Miserabile Jean
  • Nuove invenzioni per porre fine alla carenza di lettori, di Minali
  • La copertura di Stocazzo, di Jerry Kalashnikov
  • Inutile cambiare il mondo. Meglio adattarsi senza troppa fatica, di Max Brododidado, Quel Brutale Finalmente, Il Miserabile Jean, El Gefri
  • Le recensioni lobotomizzate di Quel Brutale Finalmente
  • Filosofia da bar, di Alì Tosi
  • Capire le sacre scritture: Genesi 12, Sarai fottuta, de Il Miserabile Jean
Un numero senza sagaci vignette né ficcanti illustrazioni? Giammai! Una pletora di decerebrati compagni di merende col pennarello in mano l’hanno infiocchettato in technicolor.

L’ombroso trenta: rideteci se avete coraggio

Vi siete mai chiesti perché nelle barzellette il popolo faceto ci mette sempre i carabinieri e i pulotti mai?
Si possono riconoscere diverse ragioni a questa sottile forma di discriminazione. Innanzitutto i carabinieri erano veneti in Calabria e siciliani in Veneto, il che è di per sé una situazione potenzialmente comica. Poi bisogna ricordare che i carabinieri portavano un’uniforme carnascialesca coi pennacchi e i cappelloni, buffoneria che ancora un poco si conserva nelle divise e negli atteggiamenti odierni.
Ma la ragione fondamentale al fatto che nessuno racconta barzellette sui celerini, è che non fanno ridere.
L’ombroso ha voluto per sua natura matrigna andare contro corrente, riparare a questa ingiustizia. Il risultato è che, allo stesso modo delle barzellette, il numero che vi proponiamo da portare sulle spiagge del salato mediterraneo non farà ridere nessuno. Per quanto graficamente curato come un bebè, ricco, denso, sgargiante dei molti buoni contributi, c’è venuto fuori come una barzelletta dal finale troppo amaro.
Perché non c’è niente da ridere. Non ha fatto ridere noi, non farà ridere i lettori. E soprattutto non farà ridere i celerini, non solo perché hanno molto meno senso dell’umorismo dei carabinieri, ma anche perché nessuno al mondo si darà la pena di impartire l’ordine di entrare nel nostro covo e sporcarsi le mani coi nostri flaccidi crani di vecchi fannulloni, donne amorali e ragazzini quadrumani. Perciò dovranno aspettare la prossima partita di calcio o il prossimo corteo di sparapetardi per potersi sfogare e sostenere le loro sacrosante ragioni spaccando teste e sparando lacrimoni.
Noi non dimentichiamo il monito pasoliniano che ci esortava a ricordare che i poliziotti sono lavoratori figli di lavoratori. Giusto, però è un fatto che anche i netturbini sono lavoratori figli di lavoratori e se Miglioranzi desse loro l’ordine di eliminare il pattume dandogli fuoco direttamente nei cassonetti, loro si rifiuterebbero di eseguire. Forse.

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In questo numero:
– Le avventure del commissario Duevolti, di Alì Tosi
– Questo è il migliore dei mondi, di Quel Brutale Finalmente
– All Cops Are Bellissime, di Fabiana Inculamorti
– Ein Zwei Polizei, di Minali
– Quello che ci siamo imparati al vedere del film Diaz, di Jerry Kalashnikov
– Sicurezza in sicurezza, di El Gefri
– Finito il diluvio, de Il Miserabile Jean
– Quella volta che nacquero, di Johann Tesselberg
– Le recensioni sbirresche di Quel Brutale Finalmente

sempre magnificamente illustrato in ben quattro colori da alcuni sfolgoranti nemici pubblici sfuggiti alle patrie galere.

Circo delle croste, sesta edizione: The Holy Vengeance!

locandina circo delle croste 2015

Come una malattia che non si riesce a debellare, torna la più improbabile serata del divertimento, l’ics fuktor dei poveri!
Attori e attrici, cantanti, mimi, nani e ballerine si cimenteranno nella più sgangherata kermesse che questa città abbia mai saputo mettere in scena.

Come sempre sarà il pubblico a decretare i vincitori, osannandoli e omaggiandoli con lanci di verdura, bombe carta e arguti improperi.
Giudice di tutte le grida, l’infernale, implacabile, indiscutibile macchina brevettata da L’ombroso, il Sigometro®.

L’ombroso ventinove: coloriamo il nostro grigiore

Poiché nel nostro cammino con voi accadde qualcosa di misterioso e imperscrutabile e ci accorgemmo che le vergini e gli innocenti vedevano l’ultimo numero tutto rosso, come il Nilo quand’è immondo, questo segno ci mostrò la via. Capimmo che i più puri del nostro popolo reclamavano di più, di più! E allora comprendemmo che, come tette asciutte alle labbrucce disidratate del bimbo malnutrito, nessuno sforzo da parte nostra sarebbe stato troppo oneroso per darvi quello che i vostri occhi erano ormai pronti a vedere.
Mescolammo il magenta del nostro sangue, il giallo dei nostri fegati, il ciano della nostra bile.
Meraviglia!

Sgranate gli occhi e stropicciateli e poi di nuovo spalancateli a godere quest’altro novissimo numero di L’ombroso. Li vedete anche voi i colori? Allora siate i benvenuti, ancora una volta nostri carissimi ospiti, voi soli per i quali ci smazziamo questa dolce fatica ogni quattro lune.
Venite! Venite donne operose e uomini disoccupati, portate i bambini! Ecco il numero per la famiglia. Formato famiglia, colorato come un regalo di natale, come un arlecchino a carnevale, fuori le trombette! Facciamo la festa alla famiglia!
Eccoci. Nuovi sgargianti brillanti ci abbandoniamo ancora una volta nelle bettole e nei ritrovi di nostra fiducia alla vostra distratta benevolenza. Più accattivanti che mai, portateci a casa, in famiglia, appendeteci nelle camerette dei vostri bambini, perché noi siamo meglio del papa, siamo meglio del mulino bianco, siamo timidi e colorati, siamo saggi, pazzi stracci e soprattutto gratis per voi, maledetti spilorci.

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in questo numero:

– Viva la f, ma con la F maiuscola!, di Alì Tosi
– L’ombroso ama chi ama la famiglia, di Max Brododidado
– Il male minore, di Fabiana Inculamorti
– Le recensioni inopportune di Quel Brutale Finalmente
– La verità su una triste storia di satira incompresa, di Minali
– Caino vieni qua, di Il Miserabile Jean

e a farla da padrone le iperboliche illustrazioni di un manipolo impavido di amanti della famiglia tradizionale.