
Ricorrenze


«… nonostante alcune pagine di “Faccia a Faccia” siano nere e pesanti come la notte più brutta della mia vita, è strano, ma mi pare di volare più in alto…»
G. Trevisi
«Quel giorno a Genova c’era un sacco di gente ma non ricordo il perché.
Sono passati una quindicina d’anni. Forse c’era il derby Sampdoria-Genoa, chissà.
Saranno state la calca o il caldo ma, mi pare, le cose non filarono proprio lisce: intanto arrivammo in ritardo. I ragazzi avevano già cenato ed erano tutti a letto. Forse perché troppo stanchi non furono così felici di vederci. Adesso che mi viene in mente ricordo che per l’occasione qualcuno dei miei colleghi non fu molto educato. Alcuni poliziotti non si sono puliti le scarpe sul tappeto prima di entrare, qualcuno ha gettato per terra delle carte e forse non si è chiesto “è permesso?” prima di entrare. Ora che mi viene in mente ricordo un poliziotto che ha fatto addirittura una puzzetta tanto fetida che tutti tossivano. Eh sì, ripensandoci bene mi vengono in mente parecchie cose disdicevoli che non si addicono di certo ai poliziotti educati.
Quasi quasi domani scrivo una lettera di scuse, anche se un tantino in ritardo».
da “Le avventure del commissario Duevolti”, L’ombroso n. 30, 2015


Barbe finte e pur bisogna andar…
Noi, veramente, s’era detto Rivoluzione! Rivoluzione rosso pomodoro! Era l’idea fondante del nostro collettivo quadrumane. Noi si contava sugli artisti per inondare la città di sangue teatrale e prendere il sopravvento armati di cartoni del pandoro, barbe finte e denti da dracula.
Ma gli artisti… mamma mia… l’arte, ragazzi miei, è una brutta bestia che si alimenta delle più primitive pulsioni dei sapiens per defecare sterili oggetti d’ammirazione… nulla di più distante da quegli scanzonati ideali estetici che trovarono la massima espressione nel Circo delle Croste.
Disse il prosaico poeta Ah! Chi di voi poeti non ha intorbidito le sue acque per farle sembrare più profonde?
Gli artisti posero mille condizioni, avanzarono mille perplessità alla Rivoluzione, portarono i loro ingombranti ego in redazione e scodinzolando narcisistici entusiasmi demolirono le suppellettili del nostro covo e solo per questo noi alla fine non riuscimmo a combinare nulla.
Perciò sappiate che l’arte a noi puzza tanto di antiRivoluzioneRossoPomodoro e degli artisti, che pure ci sono indispensabili, ci fidiamo poco o niente.
(per A Memoria d’Arte 2026)
Arieccoli i nostri matitari e scribacchini esporre le loro più o meno esilaranti meraviglie in un numero facile facile, che viene fuori d’impeto, come una bestemmia, per scherzare coi santi, visto che i fanti dimostrano d’avere tanto poco spirito in questo secolo corrotto.
Qui si fa mostra del grande spettacolo politeista del dio trino e uno ma anche settuplo e sette volte settuplo e anche di più, ce n’è per tutti i gusti, mille, diecimila, centomila santi, beati e venerabili tutti adorabilissimi, tutti con qualche discendenza o ascendenza veronese:
nella Minor Hierusalem a ogni cantone un santone a cui inchinarsi, per ogni pietra una reliquia, per ogni uscio una madonna e visto che era già da un bel po’ che noi non si sapeva proprio a che santo votarci, ci siamo votati a tutti quanti e per non lasciare nulla di intentato ci siamo anche tastati i testicoli, così vediamo se cambia qualcosa…

In questo numero:
– Copertina a cura di Aseo, esponente di spicco della Controriforma
– L’editoriale è frutto di scrittura automatica in un’epifania de Il Miserabile Jean
– San Pietro Martire del pio Candy Okan
– Cinque santi mancati e presunti miracoli che ne avrebbero decretato la beatificazione di Quel Brutale Finalmente, piazzista di reliquie autoprodotte
– Holy Gray è una pratica guida scritta a più mani, tutte con le stimmate
– Angela da Foligno dell’inquisitora Ignava Passante
– Sante pietanze di Lord Scoppiafica vi accompagnerà durante la Quaresima
– Santi subito, santi VIP! è del chierichetto Alì Tosi
– Il volantino Lidol de Il Pertica per pregare con un occhio al portafogli
E moltissimi contributi apocrifi dei nostri adepti in odore di santità.
Oltre a un profluvio di illustrazioni colorate e scritte nero su bianco, il tutto gratis per voi, anonimi lettori di anonimi autori. E comunque se andate in chiesa a mettere l’euro nella cassetta del prete per accendere il cero, siete dei bravi fessi, ché se lo mettete nella cassetta de L’ombroso fate della buona carità senza combustione e vi risparmiate anche la fatica d’accendergli il cero al clero.

L’ombroso per la mostra collettiva della quinta edizione di AFA –
Autoproduzioni Fichissime Anderground – a SOS FORNACE.
Come già fu ben compreso dalle menti più lungimiranti in tempi non sospetti, non è un caso se il declino della natalità occidentale coincide con il grottesco stiracchiamento dell’aspettativa di vita di quelle due o tre foltissime generazioni del secondo dopoguerra, il cui irresponsabile sperpero di risorse fu di gran lunga il maggiore dall’inizio della storia dell’umanità. Vissuti nel massimo comfort petrolifero e psicologico, costoro, ormai senili accaparratori di risorse e ricchezze, imbellettati, trasfigurati, pronti sempre a farsi scudo delle deboli generazioni future, nella malattia come nel conflitto, nel delirio del loro tramonto credono di diritto spettargli una spensierata vita senza fine, in un mondo in cui la loro esistenza è sacra mentre quella di tutti gli altri è sempre passibile di essere sacrificata al danno collaterale.
Ma com’è costumanza della beffarda materia essi si trovano ora nelle pietose condizioni di quel povero Titone cui la dea dell’aurora procurò eterna la vita ma non la giovinezza così che il continuo decadere dell’immortale organismo fu per lui fonte di infiniti dolori e sempre meno piaceri.
Dannata in questa condizione surreale, assistita con abnegazione da un sistema sanitario di scarsi mezzi ma di grande scuola, la redazione de L’ombroso, sul filo della demenza e nel baratro dell’impotenza, arieccola a straparlare di vecchiaia e malattie, senza bavaglio e senza cognizione di causa.

In questo numero:
– Copertina a cura di una Kata-sù da ricovero
– L’editoriale di un vecchio per i vecchi, a firma Alì Tosi
– Old Woman Farting dall’ilare Ignava Passante
– Veeeccì… salute! del sempre cortese Candy Okan
– C(o)up de Theatre servito col semolino da Minali
– L’olimpiade per vecchi finita in tristezza dell’altrettanto triste Quel Brutale Finalmente
– Un’opera artistica dell’ormai quasi anziano Barnauta
– In’side Out episodio 2: The Substance balbettato da Cordiali Slauti che salutava sempre
– Dizionario Medico del nostro immarcescibile ma poi non così tanto Il Miserabile Jean
– Un fumetto in carta e pecorito di un arzillo Father Carcass
E tanti, tanti pittogrammi dei nostri vetusti amichetti di catetere.
Dunque, che aspettate a mettere in modalità sportiva le vostre mascherine per l’ossigeno e correre a procurarvi un L’ombroso in tutti i ben noti punti di distribuzione dove potrete lasciare un pietoso obolo che vi promettiamo di spendere in medicinali?

Non ci credevate più, e non vi poteva impipare di meno, che noi si partorisse un altro numero dell’esilarante rivista. Anche noi a dire il vero ci credevamo assai debolmente ma evidentemente non ci impipava abbastanza poco e quindi eccovi il nuovo parto del cinquantaseiesimo numero de L’ombroso il quale senza che Pustola e Barnauta muovessero una punta di matita o dicessero un fiato, come d’incanto, come la buriana
imbianca le cime col candido manto e il favonio lo disfa, come il porcino appare dal nulla nel giro dell’umida notte, come il bambino esce dal ventre senza nemmeno bisogno del seme, così fuori del nostro portone trovammo in un cesto in una notte di pioggia, il nuovo L’ombroso paonazzo e ipotermico, ma ancora vivo. Ancora vivo e pieno di vita, gonfio a pressione di umori vitali che per quanto forse sarebbe stato meglio di no, noi raccogliemmo nutrimmo e educammo ai più profondi valori del radicale rispetto della vita dei non ancora viventi – che per i viventi ci penseremo un’altra volta – e lo portammo alla luce dei vostri occhi sgranati per lo spettacolo dell’inesauribile rinnovellarsi del miracoloso mistero che ogni anno fa e disfa le nevi, offre i porcini alle onnivore fauci affamate e i L’ombrosi sgargianti ai vostri ipertrofici recettori nervosi.
In questo numero:
– Copertina a cura del prolifico Skip;
– Editoriale partorito con dolore da Il Miserabile Jean
– La nuova frontiera del wellness vergata da Fedele Castro
– Grazie, Signore! Ti adoro! procreato da Quel Brutale Finalmente
– Il punto della situazione dato alla luce da Max Brododidado
– Cose sinistre figliate da Alì Tosi
– Pro, pro… Probiota! sgravato da Candy Okan
– Tendenze 1 generato da Il Povero Giovanni
– Tendenze 2 rigenerato da Il Miserabile Jean
– Nulla di interessante da dire originato da Ignava Passante
– In’side Out. Psicoterapia da discount sbocciato da Cordiali Slauti
– Secondo scienza e coscienza germinato da Minali
E vi facciamo presente che il giornaletto è una creatura viva, se ve ne volete liberare e vi è rimasto ancora un briciolo di cuore non smaltitela nel cassonetto ma abbandonatela con una copertina di cellophane davanti al nostro portone. Grazie.
Sapere che c’è sempre una persona più povera di te ti rincuora, sapere che mangia meglio di te, (come dice il ministro della sovranità alimentare) ti fra invidiare il suo piatto pieno di lacrime gourmet.
Se vivete in uno dei paesi più poveri della comunità europea e vi ostinate a tenere basso il reddito pro capite, correte subito a cercare il nuovo L’ombroso, in questo numero troverete
essere felici con le pezze griffate al culo.
Lo distribuiremo di nascosto nei soliti luoghi che già sapete.
Oppure scaricatelo gratuitamente come un buffet aziendale.