Delle due, l’una. Battuto il record di salto in alto in ipocrisia.

Uno picchiatore morto, l’altro picchiato a morte.
Il podestà sembrerebbe preso da un frenetico cerchiobottismo nel concedere targhe e intitolazioni a destra e a manca dell’Adige. In realtà il leghista fiero del suo razzismo, che da sempre ama circondarsi di amicizie imbarazzanti come neonazisti vari (sdoganatissimi da sua eccellenza i camerati di Fiamma Tricolore, Veneto Fronte Skinheads, Gesta Bellica…), legaioli brusadi, tradizionalisti cattolici in fregola col sangue degli infedeli, avrà giustamente pensato di mettere a tacere un po’ tutti poggiando una bella pietra sopra alle assurde maldicenze che lo riguardano.
Sto giro però, in corticella Leoni, non se l’è sentita di portarci anche l’eletto in consiglio della Lista Tosi, Slandron, il fiero fascista.
L’ultima volta, a cadavere ancora caldo, nascondeva le svastiche tatuate con calli bianche e piccoli pampini piondi, scena struggente. A noi piace immaginarcelo in corticella Leoni, vicino ad una targa che non dice CHI sono gli assassini di Tommasoli e da COSA dovremmo ben guardarci, tutto vestito di bianco con in mano un piccolo micino appena salvato.
A Nicola, non quello che gli piaceva cercare e menare comunisti per le strade della nostra bella città e quindi si merita una via, l’altro, quello ucciso a calci da "balordi" che chi dice siano dei fascisti sta strumentalizzando (anche l’altro giorno L’Arena, in 3.290 battute sull’inaugurazione della targa non ha saputo scrivere una volta della matrice ideologica e culturale di chi mena e uccide tra un aperitivo e l’altro, parlando per l’ennesima volta di risse tra giovani! Bravi loro, le istituzioni, tutti insieme appassionatamente a mantenere la coltre e nascondere le schifose vergogne di una città malata d’odio e xenofobia), a Nicola un nostro pensiero lontano dalle olimpiadi dell’ipocrisia.

8 thoughts on “Delle due, l’una. Battuto il record di salto in alto in ipocrisia.

  1. la cosa veramente importante è che pasetto sia morto e che della sua luminosa faccia da culo non resti che il teschio. Purtroppo lo stesso non si può dire della vaccari. Per semplificare meglio che pasetto sia un lungadige che un invecchiato onorevole.

  2. “..mai una società civile deve dimenticare i principi fondamentali della convivenza, della tolleranza e del rispetto della vita altrui»

    Ma è Tosi che si droga pesantemente, oppure sono quelli che l’hanno votato ad avere -oltre la faccia come il culo- un comprendonio pari a zero?!?!?

  3. I genitori non se la sentivano di partecipare……ma va?
    Non avevano nessuna intenzione di farsi venire i conati di vomito davanti a tutti visti i presenti alla commemorazione.

  4. Trovami UNA riga dove si dice che i cinque hanno frequentato e sono riconosciuti come appartenenti alla destra fascista veronese (esponenti di Forza Nuova, simpatizzanti di Blocco Studentesco, frequentanti settori curva Hellas, due indagati per appartenenza al gruppo dei 17 che hanno aggredito per un anno in centro i “diversi”, tanto per dire due robe in croce):

    «Mai più fatti del genere in città»
    Fabiana Marcolini

    Lo ha detto il sindaco Tosi intervenuto alla cerimonia «Non vanno persi i valori della tolleranza»

    Martedì 18 Novembre 2008

    È stata sistemata sul muro del palazzo che si affaccia su Corticella Leoni, a pochi metri da dove, aggredito e picchiato, il disegnatore di Negrar cadde la notte del 1° maggio. Da lì non si rialzò: morì cinque giorni dopo in ospedale. Una lapide, una frase, un richiamo corale «ai valori di rispetto della vita umana, della tolleranza e della convivenza civile» che quella notte non vennero considerati. Per questo Nicola Tommasoli morì, per una reazione violenta a sigaretta negata. A un no. I suoi genitori, che il testo di quella frase incisa sulla pietra, a imperitura memoria, l’hanno concordato con l’amministrazione, ieri mattina agli scavi romani non c’erano. «Ho sentito la mamma l’altra sera, non se la sono sentita», dice una delle organizzatrici della mostra dedicata a Nicola allestita a san Giorgeto.
    Prima di mezzogiorno, orario della cerimonia di scoprimento della targa, avevano ringraziato personalmente sindaco e presidente del consiglio comunale per la sensibilità dimostrata, per l’impegno a sostenere e diffondere la cultura del rispetto. Già, perchè prima di quel maledetto 1° maggio di aggressioni in centro se ne erano verificate altre, botte tra giovani scatenate da litigi o semplici battute. C’era stata anche un’inchiesta culminata con perquisizioni e iscrizione nel registro degli indagati per 17 giovani (e uno dei cinque giovani accusati dell’aggressione a Tommasoli è uno di questi) perchè quella di «alzare le mani» solo per una battuta di troppo o non gradita era diventato un modo, per qualcuno, di trascorrere le serate del fine settimana. Ci sono le denunce e gli atti di indagine, ma fino a quella notte di primavera non si era mai verificato un episodio così grave: quello che è costato una vita.
    Ieri mattina in quello spazio ridotto, tra la ringhiera e i resti romani, c’erano tutti. Amministratori, personalità civili, militari e religiose, c’erano rappresentanti politici e semplici cittadini. Tutti a sottolineare la vicinanza a quel ricordo. Che ora, scritto sul marmo, sarà per sempre.
    «In questo luogo Nicola è stato strappato alla vita in un modo inaccettabile», ha esordito Flavio Tosi, arrivato scortato da vigili e polizia insieme a Pier Alfonso Fratta Pasini, «un modo che è stato condannato da tutta la città, una tragedia immotivata e per questo ancor più inaccettabile. Questa lapide è stata realizzata per iniziativa del Consiglio comunale e del suo presidente, e questo luogo diventato pellegrinaggio non solo di veronesi ma di tutti coloro che sono passati nella nostra città in questi mesi possa avere un ricordo indelebile attraverso una lapide che ci ricorda, ogni giorno e per i giorni a venire, che mai una società civile deve dimenticare i principi fondamentali della convivenza, della tolleranza e del rispetto della vita altrui».
    Un discorso breve, lo aveva anticipato sottolineando che più che le parole contavano i fatti. «Con i genitori di Nicola i contatti sono sempre stati frequenti e non solo per testimoniare il nostro dolore per quel che è accaduto», ha sottolineato Fratta Pasini, «non se la sentivano di partecipare oggi, comprensibile, ma i sentimenti di affetto intorno alla famiglia Tommasoli rappresentano la condivisione di un dolore. Una lapide», ha concluso, «perchè Verona non accetta e non vuole episodi di intolleranza. È un messaggio che lasciamo ai giovani, perchè quel che è accaduto in questo luogo non accada più». Il vessillo del Comune, la breve preghiera di don Giancarlo Grandis, vicario episcopale per la cultura della Diocesi «perchè il benedire si accompagni sempre al bene-fare».

  5. Lettera non pubblicata da L’Arena:

    Al Direttore de “L’Arena”
    con preghiera di pubblicazione

    Mi sono stati segnalati due interventi, uno di Michelangelo Bellinetti, l’altro di Ranieri Orti Manara, apparsi su “L’Arena” del 2 ottobre, che commentavano la decisione del Comune di Verona di intitolare una strada della città all’on. Pasetto.
    In quei giorni non ero a Verona e solo ora li ho letti e, perciò, solo ora scrivo questa lettera.
    Il primo intervento, quello di Bellinetti, esprimeva un ragionevole e motivato dubbio sulla opportunità della iniziativa. Il secondo, quello di Orti Manara, esprimeva, invece, una piena condivisione sostenuta dall’elenco delle numerose azioni meritorie del parlamentare.
    Per completezza dell’informazione vorrei far conoscere un’altra azione dell’on. Pasetto, che non fu né la prima né l’unica di questo tipo, che lo ebbe come protagonista.
    La sera del 4 aprile 1981, in piazza Cittadella, alcuni giovani stavano affiggendo manifesti contro la pena di morte, pena che il partito dell’onorevole voleva, di nuovo, in Italia. Furono aggrediti dal Pasetto e da altri con spranghe, tubi metallici e un crick. Mio figlio finì all’ospedale. Le fotografie mostrano i segni dei colpi sul volto, sulla schiena e sulle braccia, braccia alzate a protezione della testa per evitare conseguenze ben più drammatiche. Pasetto fu arrestato, passò un mese in carcere, poi ci fu il processo. In fase istruttoria sopravvenne un amnistia che estinse il reato di “lesioni”. Per il reato di “violenza privata”, cioè per aver impedito con violenza l’espressione del libero pensiero, fu condannato, a Verona, a nove mesi di reclusione e ad una contravvenzione “per aver portato fuori dalle proprie abitazioni e dalle appartenenze (garage) tubi e spranghe metalliche e un crick” trovati poi, dai carabinieri, con tracce di sangue. Successivamente, in Appello a Venezia, fu assolto per insufficienza di prove dall’accusa di violenza privata perchè il Tribunale ritenne che l’aggressione, restando pur sempre un’aggressione, potesse anche non avere avuto, come scopo, impedire l’affissione dei manifesti ma,”solo”, quello di aggredire.
    Questo, ripeto, per completezza dell’informazione.
    Grazie e distinti saluti,
    Giorgio Bragaja
    Verona 20 ottobre 2008

  6. Beh dopo tutti i record di nazisterie assortite presenti in città, mi sembra d’uopo quello di ipocrisia.

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