L’ombroso estate n.1

 

E bravi i nostri campioni di simpatia, non hanno scrupoli e ne hanno per chiunque, chi più in alto siede peggio viene dileggiato (trattamento riservato ai nemici del popolo nei gulag di sandinista memoria, dove gli infoibati venivano costretti all’autocritica e all’autoironia). E intanto se ne lavano – loro – le mani del baratro in cui – loro, e quelli come loro – stanno sprofondando l’Italia.
Ma non è solo la fiacca provocazione terroristica di una satira che fa ridere solo i venditori di salamelle alla festa de l’Unità il limite di questo manipolo di scaldasedie nullafacenti.
C’è qualche ragione in più per boicottare quattro fogli rabberciati di propaganda maoista buoni solo per incartare il pesce marcio. I polpottini locali, figli di questo indifferenzialismo terzomondista pecoreccio, forti della loro criminogena clandestinità, oltre che poca cosa umana sono anche ipocriti e truffaldini.
Mi è costata fatica, lo ammetto, indossare i panni dello sfattone rintronato di spinelli, ma il travestimento e i mesi passati con loro sotto falsa identità hanno dato ottimi risultati. È grazie a giorni trascorsi immerso nella loro biancheria sporca, tra cani e gatti randagi che grufolano sui tavoli, fianco a fianco con degenerati malati di
pedofilia anticlericale che ho smascherato questi sedicenti paladini della risata sguaiata.

Altro che indipendenza e libero pensiero. Dietro a L’ombroso si celano interessi milionari. Per esempio quelli di trasformare la rivista in un rotocalco di pettegolezzi da spiaggia per parrucchiere. Le prove? Presto fatto. Ho trafugato alcune copertine dei nuovi numeri e con l’aiuto di alcuni amici dei servizi segreti riesco a pubblicarle oggi addirittura sul loro blog. Perché si sappia di quale pasta in realtà son fatti sti mentecatti. E adesso vediamo se ridete voi, cari amanti omosessuali del Lombroso, dai bordi delle vostre piscine sulle colline veronesi nelle ville dei papi elettori di Prodi.
Complimenti.
Littorio Feltri

L’ombroso dodici: un numero che è un rebus

Nel deserto padano non c’è più un cazzo da fare.
Non ti resta che stare a casa col ventilatore acceso e darti all’enigmistica. Per questo, gentile lettrice e cortese lettore, abbiamo creato per te…

L’ombroso dodici: un numero che è un rebus!

 

 

Oltre allo speciale enimmistica per ovviare alla noia dell’estate cittadina e attendere che il cavazzino abbocchi all’amo, in questo numero puoi trovare:

– Le loro idee non moriranno mai, purtroppo…
– Love paradise
– Assembla il tuo truzzo italiano
– Remondina Jones e gli scaligeri della B perduta e ritrovata

e molto altro ancora…

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Dissodare e rassodare il dissenso

freccia lombroso big

 

Noi Adoratori Illuminanti, Umili Ombrosi Lombrosiani Allertati.
Noi che nelle buie notti d’inverno posiamo la luce che illumina la statua di Cesare Lombroso.
Noi che pensiamo che i fiori siano già opere di bene.
Noi zappe umane, miseri seguaci di Emiliano Zapata, storditi dagli assoli di Frank Zappa.
Noi profughi di Vangadizza.
Noi espropriati dall’amministrazione di questa grigia città dei nostri orti e dei nostri fiori.
Noi che subiamo orti e siamo orti di fame.
Noi che non abbiamo il pollice verde, ma neppure il fazzoletto verde nel taschino della giacchetta.
Noi terroni neocafoni, nipotoni dello zappatore di Mario Merola.
Noi concime umano, disoccupati, dissociati e dissodati.
Noi giardinieri vanesi con le nostre compagne vanese.
Noi che le morose e i morosi non ci piantano ma ci trapiantano.
Noi che non odiamo ma dissodiamo e rassodiamo, anche le terre e-le-menti più coriacee.
Noi che vogliamo coltivare aiuole di sorrisi nella città dei musi lunghi (e delle berete fracà).
Noi che con questa azione orticulturale intendiamo sostenere lo spirito che muove la Guerrilla Gardening.
Noi che auspichiamo che il giardinaggio gioioso si diffonda e trovi emule ed emuli pronti ad innalzare la zappa rivoluzionaria.

Noi, che siamo feccia, rivendichiamo la posa della freccia di fiori che indica il nostro ultimo lume: Cesare Lombroso.

Brigata A.I.U.O.L.A. 

 

° qui il video dissodabile

Diciamo basta ai bambini pretofili

di don Brum Brum Fagiani

È giunta ora di rispondere una volta per tutte alle accuse che  da tempo cercano di screditare il sacro magistero della Chiesa e di rivelare i veri responsabili degli scandali sessuali che tanto rattristano il Santo Padre.
È stato infatti acclarato e scientificamente provato che esistono devianze infantili che inducono i minorenni ad infatuarsi dapprima della figura del prete per poi concretizzarsi nella vera e propria circonvenzione, a scopi sessuali, di innocenti prevosti e curati o addirittura vescovi. Si tratta appunto del caso del bambino “pretofilo”, un piccolo pervertito il cui unico scopo è quello di attirare su di sè l’attenzione, per poi farsi sodomizzare da una ingenua tonaca. Continua a leggere

L’ombroso undici: un numero lombrosiano

 

Credevate che ci fosse scappato? Dopo l’interessamento degli Amici della Bicicletta, del Movimento Sudisti Sudati del Sudeti, della Crema Antirughe Kolokinte, e di altri ameni gruppi eterei, profanatori della memoria del nostro, eccoci ergerci a difesa del nostro mentore, luminoso exemplum, faro eterno, lucciola della statale 11:

O voi tutti profittatori, date a Cesare quel che è di Cesare…


 
 
in questo numero:


– La mandibola di To Sìa, Lombroso e l’origine della specie
– Alluce valgo, perché io valgo, torneo calcistico lombrosiano
– Un bel pacco di Lumini, di Refettorio Feltri
– Con la medium da Cesare
– Cocente delusione di un giovane d’oggi
– Gli Ex voto raccolti da fra Casso e Alì Tosi
– Bestiario da Dio, reportage su strani incontri cittadini
– poesie culte, lettere commosse, illustrazioni illustri


e anche altro, olé.


 

La vera storia del Principe Ugenio – III parte

(continua dal secondo capitolo la Vera Istoria della Prinz di Ugenio, da Gelando Brodin trovata tra gli gnocchi Puf a carnevale e da egli stesso dettata alla Madonna Incoronata di San Lopette in seguito alla conquista di Paperopoli e da questa riportata per infilo e per insegno nell’apparizione a Natalino Otto, vero ultimo discendente d’Absburgo per parte di asino)

Di come il Principe Ugenio ebbe a passare el Mar di Grasso a Carnovale.

Già si disse della giovintù dell’Ugenio, largamente, e alte lodi fur pur cantate alle sue gesta nella presa di Belgrado.

Conquisa la città a li turchi, il nobile cavalcatore poté infine riposarsi, facendo preparare comodi giacigli per sé e per lo sercito – spada fiammeggiante del Signore-del-piano-di-sopra.


Ma più che poter provossi, dacché il caso volea che fusse – e ‘l ruinar degli eventi l’avea celato ai più – giunto alla presa di Belgrado proprio in sul culmine del Carnovale, l’empio periodo che giustamente assai si conchiude con promessa d’inferno e successiva cenerificazione in forno a griglia. Continua a leggere