L’immaginifico Erre

tumblr_lgodobgNlz1qz9v0to1_500La cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico è stata quest’anno l’occasione per il magnifico Mazzuccone per spremersi dalle meningi alcune formidabili riflessioni, a dimostrare il fatto che per quanto aspre e dolorose siano le circostanze, qualche forma di vita ancora alberga nella sua animuccia bella.
Il nocciolo dunque di questa bella pensata del magnifico Mazzuccone è che non ci sono più denari nella cassa. Non è molto, come pensiero, ma è pur sempre un pensiero e, se si vuole, nobilitato anche dalla preoccupazione del buon padre di famiglia che si cruccia del futuro.
La cerimonia si è poi mestamente conclusa quando il magnifico si è messo una corona sulla testa con delle figurine di donnine nude, o qualcosa del genere, roba da far piangere un cuore di sasso come il mio.
A ogni modo, poiché per sapere che la pila è finita non c’è bisogno che si scomodi il magnifico, basta chiedere in giro per la strada, fuori dal centro storico, e chiunque confermerà l’imbarazzante circostanza, tanto più che il magnifico Abbondio avrà presto finito di preoccuparsi dei poteri, degli intrighi e dei ricatti, perché tra pochi mesi si andrà a godere la sua lauta pensione impippandosene bellamente delle casse prosciugate (altrimenti non si capirebbe perché ha votato per Flavio Berlusconio negli ultimi vent’anni), a sopperire a tale sconsolante mancanza di interesse verso le sorti della baracca, ci permettiamo di suggerire un ardito e onestissimo programma al magnifico Mazzuccone, da portare a compimento entro gli ultimi tre mesi della sua tremebonda, controproducente e vigliacchissima reggenza:
1) individuare l’irresponsabile subalterno che l’altro giorno ha lasciato al buio un intero piano dell’università in concomitanza all’assalto squadrista da parte di curvaioli provenienti da Bolzano, Trento, Padova.
2) Individuato l’odioso subalterno radiarlo dall’Università a vita e per sette generazioni a venire, se interno, e comunque denunciarlo per interruzione di pubblico esercizio e per complicità in assalto armato, per procurato falso allarme e infine per contravvenzioni a tutti gli articoli ex allegato IV del testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
3) Invitare i meno magnifici colleghi a stilare e sottoscrivere un documento di vibrata protesta e denuncia contro gli assalti squadristi all’università affinché sia ben chiaro che oggi a Verona, né più né meno che ottant’anni fa, sono 15 su 1200 i professori universitari che non sarebbero pronti a firmare giuramento a Flavio per conservare il culo al caldo.
4) In subordine – dando piena soddisfazione e compimento ai dettami del suo cavaliere innominato e alle minacce dei bravacci squadristi – chiudere questo cesso di università, che così come il Mazzuccone la gestisce, in effetti non serve veramente a un cazzo. Non serve agli studenti, non serve alla ricerca, non serve alla società, serve solo ai magnifici Mazzucconi e ai meno magnifici didascalici Mazzucchini. Ma tanto, ora che sono finiti i soldi, non serve più neanche a loro.

L’ombroso accoglie la proposta da parte degli studenti dei collettivi di inviare lettere di rammarico al rettore.

Signore,
qui non si tratta di avere paura o meno. Ci mancherebbe. Tutti noi abbiamo paura delle squadracce e degli arbitrari manganelli e dei saccagni dei bravacci e delle macchine di tortura dei potenti.
Tutti noi condividiamo e comprendiamo e solidarizziamo con la vostra pavidità.
Conosciamo l’umana natura e possiamo immaginare il travaglio interiore che dilaniava la vostra anima quando – come a risolvere i problemi troppo grandi e a schivare i pericoli incombenti i bimbetti si provano a chiudere gli occhi – vi risolvevate a staccare l’energia elettrica e la forza elettromotrice alla istituzione che alle vostre cure e alla vostra protezione erano rimesse dalla civile società e dalle inclite gerarchie accademiche.
Dunque non è delle vostre umane debolezze che qui vi si chiede il frutto, bensì della vostra cultura, della vostra capacità di analisi, della vostra onestà intellettuale. Alla vostra idea di società qui si chiede – e, badate, non alla vostra quotidiana comprensibile ignavia – di rispondere alla Storia.
E tutti noi siamo a orecchie tese per sentire se avete qualcosa da dire, qualcosa di vero, al di sopra e al di là delle pastoie che vi impastoiano e delle minacce che vi minacciano.
Affinché di voi un giorno si possa dire: non era un’aquila, però ammise pubblicamente che a Verona i fascisti coperti dal sindaco attentavano a mano armata la libertà di studio.

La redazione de L’ombroso,
periodico di miserie umane e misurazioni maxillo-facciali