Umilissimamente servo vostro

Ogni forma ossequiosa che si rispetti ha le sue regolette, che è difficile infrangere, soprattutto se introiettate nel proprio status di schiavo organico.

E anche se qualcuno, d’improvviso, s’inerpica cercando di negare il suo vassallaggio servile nei confronti del potere, eccolo contraddirsi involontariamente, proprio nell’utilizzo delle forme del lessico supino.


A riprova di quanto sopra, un paio di esempi.


Il primo, ad opera del compagno Roberto Bolis, transfuga da Poteve Opevaio a Povto Votondo, e approdato alla corte di Sua Santità. A palazzo è diventato, probabilmente a suon di atti di contrizione e penitenza, non solo il responsabile dell’Ufficio Propaganda ma soprattutto un fedelissimo. E si sa, basta guardare Bondi, i convertiti sono i peggiori.


L’utilizzo del maiuscolo quando si rivolge a Sua Santità è un indicatore significativo del grado di zerbinismo raggiunto dal compagno Bolis. Nel delirante comunicato stampa qui sotto (lo riportiamo integralmente, merita) una riprova di ciò:




AGENZIA DI STAMPA VERONA COMUNE – direttore responsabile Roberto Bolis


GOMBERO ROM A BUSSOLENGO. TOSI: “ACCERTAMENTI RAPIDI, MA BISOGNA FINIRLA CON LE AGGRESSIONI ALLE FORZE DELL’ORDINE MENTRE FANNO IL LORO DOVERE”


Mi auguro che la magistratura concluda il più rapidamente possibile gli accertamenti su quanto accaduto nei giorni scorsi a Bussolengo nel corso di un’operazione di sgombero, effettuata dai carabinieri, di un accampamento abusivo di alcuni Rom, ma è anche necessario che i disonesti capiscano che non si può reagire con violenza alle forze dell’ordine solo perché fanno il loro dovere”. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, sull’episodio. “Mentre mi riesce molto difficile credere – aggiunge – che i Carabinieri possano aver commesso abusi nel corso dell’operazione, mi sembra che le cronache riportino fin troppo di frequente, come è accaduto a Verona pochi giorni fa ai danni di due agenti della Polizia Municipale, reazioni violente contro i rappresentanti dello Stato”.




Ma la sindrome di Fantozzi non ha ovviamente contagiato solo il buon Robertino.


Esempi più eclatanti e palesi a iosa, nel paese dei cachi e dei pandori.


Non ne è immune ad esempio nemmeno Zenti, l’inimitabile pasciuto vescovo veronese tutto spritz e turbo-cattolicesimo che ha dichiarato che "a Verona non esiste il problema della fame e di un tetto sotto il quale dormire", il misericordioso pastore di anime che parla di "bullismo" quando cinque fascisti ammazzano, l’accompagnatore di giovani pecorelle alla Giornata Mondiale dei Brufolosi Onanisti a Sidney che viaggia in prima classe e così abbandona a più proletari destini gli acnofobi in volo (dopo un po’ a lui la promiscuità di classe infastidisce).


L’inimitabile moralista per conto di Dio su L’Arena del 13 settembre si trova nella scomoda posizione di dover sconfessare (mandare all’indice o sotto inquisizione non può più) le malevoli lingue che lo dipingono come eccessivamente prono alle terga di Sua Santità.


Con un mirabile pezzo ("Il vescovo vassallo di nessuno"), Zenti tenta di confutare irritato ("fin che si scherza, si scherza") il teorema lecchino. Ma anche lui, miseramente, crolla sotto il peso dell’abitudine.


E anche qui, malandrino fu l’uso della maiuscola.


"Qualcuno dà per certo che il vescovo di Verona sia vassallo del signor Sindaco…".


"Anzitutto, sento il dovere di rispettare l’Autorità costituita legittimamente, al punto da astenermi da ogni forma di critica nei confronti di delibere o ordinanze emanate. Non compete a me la critica, eccetto il caso di palese violazione di fondamentali principi etici, ma alla minoranza e ai cittadini in genere. In secondo luogo, sento pure il dovere di collaborare, dal mio versante, anche con le Istituzioni, nella soluzione di problematiche di un certo peso che attengono alla vita dei cittadini".


"Come se il vescovo fosse sceso in campo quale fiancheggiatore dell’Autorità civile, in una rinnovata forma di collateralismo. Sono sceso in campo, e lo rifarei, perché si trattava di un problema vero alla cui soluzione si doveva concorrere, ognuno per la parte di propria competenza. L’ho fatto perché ho ancora cuore umano e mi stanno a cuore le persone, chiunque esse siano. Anche collaborando con l’Amministrazione e con altre titolarità istituzionali. Perché avrei dovuto ritirarmi nel mio guscio, come le lumache in letargo? Solo per evitare il pericolo di dare smalto all’amministrazione comunale? A tutti premeva l’obiettivo. Che è stato raggiunto".


"Il secondo si riferisce all’ordinanza del signor Sindaco sull’accattonaggio… Se poi anche il signor Sindaco la ritiene una piaga sociale è una felice coincidenza".




Imprimatur, sembra aver profferito Sua Santità.

2 thoughts on “Umilissimamente servo vostro

  1. beh, non so come la prenderete comunque vi ho assegnato un premio, poiché è cosa lunga da spiegare, vi invito in Marginalia per scoprire di cosa si tratta
    v.

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