Dietro ad ogni writer

di Scrivandra Vaccate

Dietro ad ogni writer c’è una storia di disagio. Non solo. Dietro ogni writer c’è qualcuno che gli passa le bombolette. E, cosa ancora più inquietante, dietro ad ogni writer c’è la schiena di un writer.

Raggiungo la signora Maria Pia Laslandroni al cassonetto di Via delle Supposte, ad Avesa. È lei a raccontarmi la prima storia di
dolore giovanile. «Quell’uomo ha rubato il motorino di mia figlia. Non solo, le ha rubato anche la vita. Non solo, ha rubato anche la postepay e il codice. Compravano bombolette su ebay, costavano meno, probabilmente le sniffano pure. Si erano divisi carta magnetica e codice segreto come un cuore spezzato in due. Noi le avevamo aperto un conto giovani alla popolare, ma quei soldi sono tutti spariti». Maria Pia mi fa entrare nella stanza di sua figlia scomparsa. Si capisce subito come quell’incontro abbia devastato l’adolescenza della giovane. Copertine di “Top girl” scarabocchiate, poster di Avril Lavigne con i baffi fatti a pennarello. Mozziconi di sigarette sicuramente non normali. Orrore puro.

Ad un certo punto vedo una cosa che mi insospettisce. C’è un poster con sopra la scritta “Eminem”. In sanscrito dovrebbe voler dire “Nemico”. È un poster strano, insolito, ha qualcosa di spettrale. Un rapper non negro. È evidente che nasconde qualcosa. Strappo con le mie unghie rifatte quel poster e sotto trovo celati oggetti misteriosi. Schiuma da barba, rasoio affilato, strisce epilatorie per baffi… A prima vista sembra la trousse della Cametti. Ma come potrebbe trovarsi lì? Forse gli oggetti nascondono dell’altro. Rumo ancora un po’, e trovo degli ossi di costina.


Tutto mi è chiaro. Licantropi.


Sono passati oramai quindici anni dal mio primo articolo sugli uomini lupo. È evidente che ci sono loro dietro le tag sull’arco dei Gavi, ed è evidente che mi stanno cercando. Vado da Rina Sboa, la vecchia che gestisce le scommesse sulle lotte clandestine di cani. Entrare nel suo recinto è come entrare in una gabbia di belve pronte a saltarti al collo e succhiarti il sangue. Il vecchio snauzer Menopeace mi ringhia contro; è l’unica cagna ad essere viva da più di vent’anni. Rina fa la solita sostenuta, dice di non sapere niente. Ma con uno scatto repentino la metto al muro e le faccio annusare il mio avambraccio: è allergica alle cellule irrevocabilmente morte della mia pelle squamata. Ed è lì che confessa: «Devi andare dai neonazinichileghisti».


Eccoli, sono loro. Quelli che insultano il sindaco mentre accompagna gli assistenti civici nei loro primi sopralluoghi. Quelli che vogliono bere dopo le due e guidare ubriachi. Quelli che fanno tanto i gradassi ma alla fine il saluto romano non se lo meritano, manco Evola conoscono, ‘sti impuniti. So dove trovarli. Entro nel loro nascondiglio decisa, senza paura. La lotta dura tutta la notte. Lo strap-on mi causa vesciche sui fianchi. Alla fine, ecco un nome. Marringa Salmon. Dio, quanto la odio. La mia più grande rivale. La donna pesce riesce sempre a sfuggirmi. Ma ora no. Quei “Vale ti amo” e “Tosi Merda” vanno cancellati. Per sempre.


La raggiungo al mercato nero del pesce al Porto Sanchestrazio. Eccola, la vedo, al centro di una stella cinque punte. È circondata dai membri della pericolosa setta “figli adottivi di Satana”. O meglio, quei pochi che sono rimasti dopo la decimazione che la setta ha subìto durante la violenta guerra nelle fogne con i diavolrocchettisti “Figli di Santàna”. Eccola la donna pesce, diventa trasparente, inizia a fluttuare nell’aria. Ai suoi piedi gli adepti si accoppiano tra loro, diventano una massa molle e informe, democratica, assumono un colore negro, a tratti addirittura rumeno. Mio Dio, devo fare qualcosa. Ma se esco dai cespugli, rischio di mettere a repentaglio tutta la mia inchiesta giornalistica ben fatta. Tento di nascondermi, ma la mia french manicure brilla nel buio. La massa molle e informe mi insegue, corro tra rovi e arbusti più veloce che posso. Dio, quanto rimpiango le energie che ho buttato negli anni, tutto quel cibo ingoiato e poi vomitato nei bagni del ristorante. Se avessi solo un po’ di quei carboidrati… Ad un certo punto una luce accecante ci travolge. La massa si discioglie, io mi sento leggera, trasalo, trasudo, gli stivali da amazzone non toccano più terra…


Mi risveglio dal sonno ipnotico… Eccomi lì, fluttuante nell’aria senza gravità di un disco volante. Ora tutto mi torna. UFO. Ecco cosa c’è dietro ad ogni writer. Dietro ad ogni writer c’è un UFO. Spero me lo pubblicheranno sulla prima della cronaca domani. Se anche stavolta mi mettono dopo la Posta della Olga, giuro che mando il curriculum a “DNews”.


Si avvicina un omino verde con tre occhi: «Abbrgrmc34mu 47jdm∆ªºey 23 mhj¬©œwmnjtj». Mi fa avvicinare ad un oblò. Ecco un ragazzino con le braghe larghe. Portano quei pantaloni perché dentro nascondono un alieno che li comanda e li pilota. Sono davanti alla targa appena inaugurata dal Comune. Quella che riporta, su una lapide di cinque metri per cinque, «Ti piangono gli uomini, ti sorridono gli dei». La bomboletta aggiunge «E le caprette ti fanno ciao». L’inconfutabile prova: è Satana in combutta con gli UFO alleati dei licantropi a guidare la mano dei writers.


Mi ri-risveglio da un lungo sonno, mi trovo in cima alla piramide di Cheope. È finita.


Un altro reportage pregno di pericoli concluso con successo. Quello della giornalista col tacco è un lavoro rischioso, maledetto, ma qualcuno lo deve pur fare. E domani chissà dove sarò, magari in un centro sociale infestato da fantasmi tossicomani che mi vogliono trascinare nel mondo dell’aids. Pregate Padre Pio per me.



3 thoughts on “Dietro ad ogni writer

  1. l’articolo che ghera uscito sull’ar..a era pazzesco, la mamma disperata perchè il writer gli ha rubato la figlia, da brava butela figheta le finia a nar in giro con un slandron vandalo che imbrata muri, che ruba scuter che fuma siga che fan ridere… ha ha ha…
    non so se le piu demente la mama o ci ga scrito l’articolo, non posso dire giornalista vero??? saria un insulto per la categoria.
    arivederci a todos… son proprio stresà me ne vo in f…ferie.

  2. vacca zio butei sto ridendo da mezz’ora… siete fenomenali… ps: portare qualche copia in zona borgo roma università?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *