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Corona di spine
Quindici sonetti nati all’ombra, senza tutte le fascine al coperto, a muso duro e berretto fraccato.

Se te passi un giorno par Verona
Se no te ciapi calche scortelà
Saludame i butei, chei cuatro mona
Che la gran vaca che i à stracagà!

Par strada, tiente streta la to dona
La to musina, tienla ben serà,
Se no te basta, prega la madona, Che no te ciapi calche smusonà.

La ne diria la nostra sitadina
Patria de leterati e premi Nobe
"Sucede tuti i dì che i me roìna

El pranso sti leghisti e sti prelati.
Chei magnamerda i fa de chele robe,
Altro che veronesi tuti mati!

I Capolavori di Flego a Verona

lombroso | 29 Maggio, 2008 08:37

Dopo il dietrofront di monsieur Loyette directeur del Louvre il comune ha già pensato a come riparare al danno: nelle sale della Gran Guardia verranno esposti i migliori disegni prodotti da Enzo Flego durante le riunioni della Giunta comunale.



Le opere sono delle toccanti immagini della nostra storia recente impresse lucidamente su fogli A4 con vividi pennarelli. Appena Goldin ha visto il materiale ha immediatamente scatenato la macchina organizzativa di Linea d'Ombra per procedere con la promozione dell'evento, che potrebbe trasformare Verona in sede della nuova avanguardia definita come "infantilista".
Nelle aule del comune serpeggia un euforico sentimento di sfida: i francesi non ci hanno voluto dare i loro capolavori? Bene, vedremo cosa succederà quando verranno ad implorarci i nostri.
Flego nel frattempo si è ritirato nel suo nuovo atelier per completare gli ultimi disegni, promettendo un successivo evento a base di sculture. I più informati pensano si tratti di posacenere fatti col Das.


Le Prime dichiarazioni

Cortenova: «Flego con i semplici segni dei suoi pennarelli carioca ci racconta la sua esistenza. Il passare del tempo viene sottolineato dal pennarello che invecchia e lascia un tratto sempre più sfrangiato, inutile immergere la punta nell'acqua per rivitalizzarlo...».

Tosi: «Grazie a questi quadri comincio a capire l'arte contemporanea e il suo afflato universale, lontano dalle logiche desertificanti di identarismi localistici. Ho voglia di amore (anche negro)».

Bondi: «Opere degne del ministero della cultura, con questi quadri sconfiggiamo il monopolio culturale della sinistra».

Bricolo: «Invece dei capolavori del Louvre a Verona i capolavori di Flego al Louvre».

Ruggiero: «Per principio siamo contrari a qualsiasi forma d'arte strumento del vizio corruttore modernista, figlia della cloaca postconciliarista. Per noi hanno valore solo la pittura rupestre veneta e l'arte sacra (purché rappresenti la Santa Inquisizione), tutto il resto è pornografia relativista. Ma Flego è tradizionalisticamente puro, culturalmente vergine. Speriamo che ci emozioni con un Cristo Padano».

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