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La nostra città regala squarci memorabili, densi di emozioni, carichi di romanticismo. Non si può rimanere indifferenti a cotanta bellezza che ci circonda e che ci pervade. Tanti nel mondo ce la invidiano,noi ce la teniamo stretta, chiusa, murata la nostra bella città. (continua)


PERLE AI POSTERI (ritratti lungi e miranti)
La cronaca locale, la cultura locale, la politica locale contagiano tutto con la loro simpatia locale. Quest'anno, mettiamo da parte le divergenze e prendiamo esempio dalle loro parole, dai loro gesti, dai loro pensieri.


Corona di spine
Quindici sonetti nati all’ombra, senza tutte le fascine al coperto, a muso duro e berretto fraccato.

Se te passi un giorno par Verona
Se no te ciapi calche scortelà
Saludame i butei, chei cuatro mona
Che la gran vaca che i à stracagà!

Par strada, tiente streta la to dona
La to musina, tienla ben serà,
Se no te basta, prega la madona

Benvenuto Gianfry!

lombroso | 17 Dicembre, 2007 16:56

Eccolo, signore e signori, eccolo!

E' passato e in un lampo se ne è andato!

La faccia presentabile dell'intolleranza, il delfino di Almirante riconvertito e fresco di naftalina.
Tutto in lui evoca moderazione e pacatezza. E infatti per anni ha cercato di accreditarsi come rappresentante del ceto qualunquista, scrollandosi di dosso vecchie storie sul suo conto e sul suo partito.
 
Scurdammoce o' passato. Uè Uè.

Sdoganatura completata, accesso alle stanze del potere, ai salotti buoni, alle trasmissioni che contano in mezzo a nani e ballerine... però, però... Il nano suo padrone lo scalza, rischia di essere superato addirittura alla sua sinistra dall'inventore del buonismo, diretto concorrente nell'elezione a reginetto della mediocrazia.
Che poi il vizietto gli è rimasto, eh.
Già nel 2001 aveva dato prova di non averlo perso, soprassedendo alle operazioni dei macellai in divisa a Genova direttamente dalla centrale operativa carabiniera. Recentemente, costruito ad hoc il clima di caccia al capro espiatorio di turno (prima era toccato ad albanesi, kosovari, africani vari), il Nostro era presente con gli stati generali del suo democratico partito allo sgombero poliziotto di baracche e rifugi di cartone (operazione di devastazione e saccheggio atta a disinnescare il rischio di altri omicidi). Tra rifiuti e miseria totale, non aveva perso l'aplomb che lo contraddistingue evitando accuratamente di sporcarsi di fango lercio il costoso mocassino.
Insomma, quando è il caso ci dà dentro di brutto con la vecchia filastrocca "ordine e pulizia". Benvenuto Mister Securezio, la Verona timorata e intimorita ti saluta.

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