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La nostra città regala squarci memorabili, densi di emozioni, carichi di romanticismo. Non si può rimanere indifferenti a cotanta bellezza che ci circonda e che ci pervade. Tanti nel mondo ce la invidiano,noi ce la teniamo stretta, chiusa, murata la nostra bella città. (continua)


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PERLE AI POSTERI (ritratti lungi e miranti)
La cronaca locale, la cultura locale, la politica locale contagiano tutto con la loro simpatia locale. Quest'anno, mettiamo da parte le divergenze e prendiamo esempio dalle loro parole, dai loro gesti, dai loro pensieri.


Corona di spine
Quindici sonetti nati all’ombra, senza tutte le fascine al coperto, a muso duro e berretto fraccato.

Se te passi un giorno par Verona
Se no te ciapi calche scortelà
Saludame i butei, chei cuatro mona
Che la gran vaca che i à stracagà!

Par strada, tiente streta la to dona
La to musina, tienla ben serà,
Se no te basta, prega la madona, Che no te ciapi calche smusonà.

La ne diria la nostra sitadina
Patria de leterati e premi Nobe
"Sucede tuti i dì che i me roìna

El pranso sti leghisti e sti prelati.
Chei magnamerda i fa de chele robe,
Altro che veronesi tuti mati!

Settembre nero

lombroso | 12 Settembre, 2008 09:09

Splendide giornate di razzismo culturale
 
5 settembre
"Sicureeeezza, sicureeeezza, primavera di bellleeezza", eccoli i militi sventare con mano ferma l'affronto al decoro da parte di una indecorosa famiglia rom che riteneva di non ledere il pubblico pudore sostando per il pranzo a Bussolengo.
I caramba dicono contaminazione di suolo sacro e ripristino dello status.
I rom urlacchiano di pugni, torture, minacce, denti rotti.
A chi vogliamo credere?
Ai tutori dell'ordine nei secoli servili o ad una famiglia di divaganti, di etnia – si sa infingarda?

Ce l'hanno un calendario i rom (appeso devotamente da bottegai che non vogliono rogne)?
Ce l'hanno una fiction (dove si tramandano le gesta di uomini e donne che hanno scelto per vocazione e per spirito caritatevole l'arma)?
C'erano a Genova a difenderci dai violenti (che stando ad alcune prime teorie in divisa avrebbero ammazzato con un sasso Carlo Giuliani)?
Hanno dimostrato una dico una volta di stare dalla parte giusta e difendere lo Stato anche sostenendo a malincuore depistaggi, pestaggi, simpatie golpiste, amicizie neofasciste?
Manco una volta. E allora per noi le cose sono chiare.
Chi dice il contrario, oggi come oggi, lo fa per razzismo culturale nei confronti di ligi servitori dello Stato.


7 settembre

Diciamolo: lasciare che sia solo il tricolore a dar spettacolo e a simboleggiare il ritrovato nazionalismo che spazza ogni dubbio su quanto sia bello e logico militarizzare strade e coscienze con la paura di nemici immaginari, è razzismo culturale nei confronti della Lega.
Come nel recente Air show sul lago.
Ma si possono tollerare, nella patria della padanità securitaria, simili esibizioni di tricolororismo-champagne?
Tutto questo florilegio di nazionalismo piroettante... tutti questi tromboni tronfi e gallonati in compagnia del gotha degli arraffamerende...
Non eravamo paroni a casa nostra?
E passi la nuova stagione patriottica in mimetica, ma il mimetico non è forse verde padano?
Che non ci facciamo mica scavalcare da Roma ladrona con le freccette tricolori in tema di propaganda, vero?
Si istituiscano allora i nostri circenses: carrocci padani infuocati giù dal Carega.


8 settembre

Vero e proprio attacco di razzismo culturale contro il ministro della difesa della razza Ignazio La Russa appena sceso dal palco a Porta San Paolo.
Trasportato d’urgenza all’ospedale militare del Celio, i medici si son dichiarati per nulla preoccupati. Per rassicurare il popolino intero angosciato per le condizioni della mefitico-mefistofelica barbetta ministeriale hanno diffuso il seguente comunicato:
«In seguito a screening completo possiamo dichiarare che le condizioni del ministro sono ottime. Gli attacchi di razzismo culturale avvenutigli sono frequenti tra tutti gli uomini di destra con una storia di destra che hanno provato ad imitare Violante. Consigliamo di astenersi da imitazioni e 5 giorni di riposo a Predappio».
Il ministro amante dei soldatini ha subitaneamente rilasciato virile dichiarazione: «Non potete attaccarmi perché avendo una storia di destra e in quanto uomo di destra leggevo Nembo kid e mi masturbavo con la mano destra gridando "Decima MAAAAAAAS". Ma lo facevo nella mia testa in modo soggettivo e non equiparabile a chi ha fatto la scelta opposta».
D’accordo Parisi che non perde l’occasione per attaccare Veltroni: «è risaputo che quel mollaccione si masturbasse con la sinistra nei bagni dell’Unità».

Per festeggiare lo scampato pericolo dell’amato ministro a Roma i giovani Nembo Kids assaltano a sassate due giovani gay che si tenevano frocescamente e impunemente mano nella mano.
«Son solo regazzate!» dichiarano ricevuti in pompa magna al Campidoglio. Il secondo capo di Roma (lui con la croce celtica al collo, quell'altro con la croce d'oro al collo) li assolve con un «son fenomeni complessi, mica mali assoluti».

Verona prima città in Italia a raccogliere firme contro il razzismo culturale.
Tosi: «Io non ho problemi, a me dal razzismo m’hanno già assolto».


9 settembre

L’assessora veneta Donazzan supera in innovazione la pur progressista ministra Gelmini (inventora del ritorno al grembiulino) e lancia la proposta che i maestri unici cantino l'inno della brigata Nembo durante l’ora di religione obbligatoria. «È l’approccio all’umanesimo di cui è intrisa la nostra esistenza afferma spavalda altrimenti sarebbe razzismo culturale».

Allora tutti insieme, parte il barbetta:
All'armi, arditi dell'aria!
Col pugnal fra i denti e bombe a mano,
dal cielo scendiamo in battaglia,
sempre pronti a vincere o morir.
All'armi, all'armi, all'armi!
Pronti al lancio e al rombo del motor:
non tremar se fischia la mitraglia
ma lotta con fiducia e con ardor!
[...]
Non pianger, mamma,
aspetta e spera;
tuo figlio ardito: ritornerà.
Non può morir sul campo di battaglia: Nembo!
Se vive eternamente in ogni cuor!


Non pianger, mamma,
non è razzismo culturale.


10 Settembre

Italia-Georgia in programma allo stadio "Friuli". Lippi, «novità nella formazione contro la Georgia».
Il ct azzurro suona la carica: «In campo Di Natale sin dall'inizio».
La sesta flotta USA conferma ed invia panettoni umanitari a Tblisi.
Cannavaro? «Uno così va bene anche al 70%», prosegue il ct. Moggi e Giraudo chiedono il restante 30%.
Il presidente georgiano Saakashvili, preoccupato, schiera l’esercito e chiude le frontiere.
Il conte Arvedi, invece, non schiera come preventivato la banda Loma, invischiata fino al collo in uno sporco affare, a difesa del Bentegodi.
«I m’ha magnà tute le salamele», confessa il Conte.
Ciccio Lomastro, ancora sporco di ketchup, prova a difendersi: «L’ho fatto nella mia testa in modo non equiparabile a chi ha fatto la scelta opposta».
Il sindaco in difesa del compagno di partito: «È razzismo culturale».

Posted in sindrome di occipital. Commenta: (2). Trackback:(0). Permalink
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