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La nostra città regala squarci memorabili, densi di emozioni, carichi di romanticismo. Non si può rimanere indifferenti a cotanta bellezza che ci circonda e che ci pervade. Tanti nel mondo ce la invidiano,noi ce la teniamo stretta, chiusa, murata la nostra bella città. (continua)


PERLE AI POSTERI (ritratti lungi e miranti)
La cronaca locale, la cultura locale, la politica locale contagiano tutto con la loro simpatia locale. Quest'anno, mettiamo da parte le divergenze e prendiamo esempio dalle loro parole, dai loro gesti, dai loro pensieri.


Corona di spine
Quindici sonetti nati all’ombra, senza tutte le fascine al coperto, a muso duro e berretto fraccato.

Se te passi un giorno par Verona
Se no te ciapi calche scortelà
Saludame i butei, chei cuatro mona
Che la gran vaca che i à stracagà!

Par strada, tiente streta la to dona
La to musina, tienla ben serà,
Se no te basta, prega la madona

Asma 2.0

lombroso | 08 Novembre, 2007 11:48

GINKGO BILOBA

di Lemon Roidy 

 

[10 maggio 2013, ore 20.40, Anello Tangenziale Circolare]

La Fiat Celtica correva a folle velocità lungo l’Anello. Il sistema di condizionamento d’aria faticava a smaltire i miliardi di microparticelle che cercavano di infiltrarsi nell’abitacolo.
Il sindaco fissava pensieroso il finestrino della sua blindata, o almeno così sembrava a prima vista. In verità stava provando alcune posizioni della mandibola per il discorso che avrebbe dovuto tenere di lì a poco alla connection veronese del Partito Democratico del Nord.
«J’è gentaja».

L’antica frase da lui coniata appena incoronato, e rivolta a quei quattro pidocchiosi del centro sociale sgomberato, gli scattò nella mente. Nello stesso istante due sinapsi fecero contatto e la mandibola scattò in avanti in posizione uno: volitiva.
Senza che nessun altro comando neurale conscio venisse dato, la mandibola cominciò a muoversi aritmicamente dal basso in alto lasciando uscire un grugnito gutturale: «J’è gentaja».
Al suo fianco la segretaria nonché insegnante di Lingua Corrente si irrigidì e chiese sommessamente: «Come, scusi?».
Di nuovo la mandibola si mosse e il suono gutturale venne ripetuto:
«J’è gentaja».

La linguista corrente sbuffò infastidita, ma la mente del sindaco era già persa a ripercorrere i fasti dei suoi antichi sgomberi: una vistosa erezione era fasciata dai suoi attillati pantaloni in latex verde.

[10 maggio 2013, ore 21.00, Negronetta]

L’atmosfera dentro e fuori il nuovo auditorium E. Flego era elettrica.

Fuori, il reparto preventivo dei vigili urbani metteva a punto le ultime strategie antiuovo.

Un centinaio di metri più in là qualche digossino controllava i soliti contestatori fatti sistemare con il loro scassato sound system vicino al monumento de “l’immigrato lavoratore”: una fontana barocca ufficialmente dedicata al comandante Flego ed eretta insieme all’auditorium verso la fine del primo Quinquennio, al posto dell’odiata palazzina Embassy. Al centro della fontana svettava una colossale Guardia padana intenta a ricaricare un mortaio. Più piccolo, alle sue spalle, l’immigrato lavoratore in kefiah, turbante e caffettano portava le munizioni ingobbito dal peso. Sullo sfondo alcuni gommoni carichi di clandestini di cui uno stava visibilmente affondando.

Dentro, l’attesa era spasmodica.

Il segretario si arricciò i baffi e si guardò intorno con fare soddisfatto. Drappi verdi di benvenuto erano stesi su tutte le pareti.

«Il sindaco stava per arrivare», pensò il segretario.

Le lampade a sole celtico splendevano sul soffitto.

Un sindaco eletto con l’80% dei voti.

La bandiera con i quattro maestri del PDN – Bossi, Veltroni, Flego e Willer Bordon –  sventolava sopra il palco.

Un sindaco oltretutto fatto oggetto di minacce.

Il segretario guardò verso il basso. Sotto il palco erano state preparate le quattro gogne per i vecchi dirigenti del PD che avevano perso le elezioni e osteggiato la fusione PD-Lega Nord.

Gravi minacce: un pacco di posta celere contenente un proiettile di cannone della prima guerra mondiale con la scritta "Franz Joseph avrai la tua vendetta" gli era stato recapitato soltanto il giorno prima.

Gli inquirenti brancolavano nel buio.
C’era bisogno di un’iniziativa contro il terrorismo.
C’era bisogno di scendere di n
uovo nelle strade.
Le strade…

Il segretario pensò alla sua giovinezza, alle occupazioni di case, alle strade piene di manifestanti, alle bottiglie molotov… e una lacrima malandrina cominciò a scorrere tra le sessantottine rughe.

«Scorrete Lacrime», sussurrò il segretario.

 

 

Posted in asma. Commenta: (2). Trackback:(0). Permalink
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Comments

  1. 1. salma  |  11/11,2007 at 00:10

    ma la pagina di wikipedia su l\'ombroso fa morire dal ridere! Le curiosità, per esempio. Questi sono alcuni degli studi più strani effettuati da Lombroso nel corso della sua vita di ricercatore: La ruga del cretino e l\'anomalia del cuoio capelluto, L\'origine del bacio, Perché i preti si vestono da donne. Nel 1891 pubblica in collaborazione con Filippo Cougnet un libro intitolato Studi sui segni professionali dei facchini - Il cuscino posteriore delle ottentotte - Sulla gobba dei cammelli - Sulla gobba dei zebù e nel 1896 un lavoro su Dante epilettico.

  2. 2. adepto al culto  |  11/12,2007 at 10:15

    Noi, infatti, si riprende con tanta modestia solamente ove il Cesare interruppe i suoi immarcescibili studi.

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